Acerenza, il sindaco risponde all’avvocato Selese

Il sindaco di Acerenza, Fernando Scattone, ha risposto prontamente alla lettera aperta ricevuta da un avvocato acheruntino residente a Pescara e che invita l’Amministrazione comunale a cancellare dallo stradario cittadino Viale Vittorio Emanuele III.
“Il Sindaco ringrazia l’avvocato per la segnalazione ricevuta e informa – si legge nella nota diffusa da Scattone – che sarà sua cura sottoporre, il prima possibile, all’attenzione del gruppo di maggioranza e del Consiglio comunale, la sua richiesta che prevede la cancellazione dallo stradario cittadino di Via Vittorio Emanuele III, un viale che conta circa 1 km e che collega la parte bassa del paese al centro storico.
E’ noto a tutti che con il Regio Decreto del 5 settembre del ’38 si apre una brutta pagina della storia italiana che macchiò per sempre di infamia Casa Savoia. In quegli anni, si stimavano 13 milioni di ebrei in Europa, dei quali circa 40.000 in Italia. Anche questi diventarono progressivamente vittime di un razzismo di Stato, prima tramite leggi discriminatorie a livello sociale ed economico, poi con la violenza vera e propria.
In ogni caso – scrive il Sindaco – al netto dei tanti problemi burocratici connessi alla modifica del nome di una strada, mi permetto di anticipare il mio pur modesto parere, secondo cui, la storia, seppur nefasta, non si affronta a colpi di spugna, ma piuttosto con l’impegno dei valori che si oppongono a qualsiasi tipo di discriminazioni. Ognuno di noi, ciascuno per le proprie competenze, amministratori pubblici, insegnanti, educatori, genitori ha l’obbligo morale e civile di raccontare e tramandare alle nuove generazioni, la storia, gli uomini, gli artefici delle pagine belle e brutte della nostra amata Italia”.

Un pensiero riguardo “Acerenza, il sindaco risponde all’avvocato Selese

  • 08/09/2018 in 23:19
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    Le Leggi Razziali furono abrogare da Re Vittorio Emanuele III in data 20 Gennaio 1944.
    http://www.uciimtorino.it/fonti/documento_14_parte1.htm

    LEGGI RAZZIALI E LA (non) RESPONSABILITA’ DELLA MONARCHIA
    Giovanna Canzano on 20 Settembre, 2008
    Intervista ad ALBERTO CONTERIO
    http://www.opinionimonarchiche.blogspot.it/search?updated-min=2008-01-01T00:00:00-08:00&updated-max=2009-01-01T00:00:00-08:00&max-results=25
    http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=7351

    “… gli ebrei fascisti non erano un corpo estraneo all’ebraismo italiano che era, (scritto da Nicola Tranfaglia) “profondamente integrato nella società plasmata dal regime fascista” e che i suoi più alti ed influenti esponenti proclamavano “l’assoluta fedeltà degli israeliti al fascismo e al suo duce”.

    Renzo De Felice, nel ’93 sul suo “Storia degli ebrei italiani” scrive inoltre che essi, (gli ebrei), furono fondatori, per esempio, dei fasci di combattimento di Milano. Senza remore per il tradimento verso la
    Monarchia alla quale tanto dovevano e devono, furono finanziatori del partito fascista, (che sappiamo era repubblicano nel suo programma e nella sua anima, e del suo giornale “Il Popolo d’Italia”), ebbero parte attiva nelle squadre di Italo Balbo e figurano persino nel “martirologio ufficiale della rivoluzione fascista”. Furono infine, protagonisti numerosi della “marcia su Roma” … (Alberto Conterio)

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    CANZANO 1- Naturalmente come prima domanda do la parola ad un esponente della comunità ebraica Gattegna, visto che sono stati coloro che hanno subito le conseguenze delle leggi razziali, infatti Gattegna afferma: “Le leggi razziali sono state emanate dal regime fascista, convalidate dalla monarchia quindi mi sembra difficile separare le due cose: ritengo che quando si tratta di argomenti così importanti è necessario anche essere molto cauti nelle dichiarazioni e più che singole frasi bisognerebbe approfondire la parte storica, gli avvenimenti e insegnare ai giovani questo passato tragico perchè non si ripeta mai più”.

    Che parte ha avuto la monarchia? Sappiamo che le leggi razziali antiebraiche furono abolite nei 45 giorni del governo Badoglio, quindi sotto il regno di Vittorio Emanuele III.

    CONTERIO – Ha ragione il Sig. Gattegna quando afferma che occorre essere cauti e approfondire la parte storica degli argomenti prima di fare delle dichiarazioni. Occorre soprattutto contestualizzare i fatti accaduti, nel periodo storico in cui si sono verificati, tentando non di giustificarli, ma di capire se vi fossero effettivamente altre vie possibili da poter seguire. E’ per questo, che al contrario del Sig. Gattegna sono giunto alla conclusione opposta, e cioè che la Monarchia Sabauda, non solo deve restare ben distinta dal fascismo e dalla promulgazione di queste odiosissime leggi ma dovrebbe essere rivalutata per aver salvato moltissimi ebrei con il suo operato.

    Sarebbe davvero opportuno giungere ad un riconoscimento a Casa Savoia proprio come di recente attribuito a Sua Santità il Papa Pio XII

    Nessuno può negare che nella storia gli ebrei vengono sistematicamente cacciati da ogni dove, sin quando dal XV Secolo, molti trovano rifugio sotto le ali della Monarchia Sabauda che consentì loro di costruire sinagoghe e prosperare sino a giungere, nell’Italia unita, ai più alti vertici a ridosso della Corona e a conseguire lo stato nobiliare.

    La Legge della Monarchia di Casa Savoia per l’Ebraismo (29 Marzo 1848) è quella di Re Carlo Alberto che “fu tra i primi Sovrani d’Europa nel dare ai suoi sudditi ebrei la piena uguaglianza di diritti, e questa non fu mai revocata nel Regno di Sardegna e poi d’Italia, fino alle famigerate, dissonanti, leggi razziali di Mussolini”, lo scrive Gina Formiggini, nel suo piccolo saggio “Stella d’Italia Stella di David” del 1970.

    Leggendo altri testi, si arriva a capire che gli ebrei in Italia, come tanti altri popoli nel mondo (prima del 1938), fecero pessimo uso della democrazia e dei loro diritti civili.

    Furono infatti tra i più accaniti sostenitori del fascismo e attivi favoreggiatori della cultura e della politica che avrebbe condotto alle leggi razziali per scimmiottare Hitler.

    E gli ebrei fascisti non erano un corpo estraneo all’ebraismo italiano che era, (scritto da Nicola Tranfaglia) “profondamente integrato nella società plasmata dal regime fascista” e che i suoi più alti ed influenti esponenti proclamavano “l’assoluta fedeltà degli israeliti al fascismo e al suo duce”. Renzo De Felice, nel ’93 sul suo “Storia degli ebrei italiani” scrive inoltre che essi, (gli ebrei), furono fondatori, per esempio, dei fasci di combattimento di Milano. Senza remore per il tradimento verso la Monarchia alla quale tanto dovevano e devono, furono finanziatori del partito fascista, (che sappiamo era repubblicano nel suo programma e nella sua anima, e del suo giornale “Il Popolo d’Italia”), ebbero parte attiva nelle squadre di Italo Balbo e figurano persino nel “martirologio ufficiale della rivoluzione fascista”. Furono infine, protagonisti numerosi della “marcia su Roma”

    Sempre dal De Felice, apprendiamo che “il fascismo trovò un vasto seguito tra gli ebrei” e Curzio Malaperte, altra “intelligenza scomoda” arriva a scrivere addirittura che “Gli ebrei italiani sono stati fino al 1938 fervidi fascisti nella quasi totalità.”, e poi ancora “Gli ebrei antifascisti erano rari, tra di essi annoveravano addirittura “martiri fascisti”. Fascisti fervidi nella quasi loro totalità sino al 1938”.

    Arriviamo quindi al 1938, anno in cui il Re Sabaudo, da essi abbandonato, (o meglio tradito dico io, da chi dopo aver avuto dalla Dinastia, ha preferito sostenere un partito repubblicano com’era quello fascista contro la Dinastia stessa), opporsi, solo e con la sola forza di un dettato costituzionale che gli consente di dire “no” solo due volte, alla volontà di quel partito che volle discriminare, brutalmente ed ignobilmente addirittura tra i suoi più ferventi fondatori.

    Solo contro un regime, in quel 1938, che non è solo forte della totale adesione del Paese, ma forte anche del voto del Parlamento che dei quattrocento deputati in carica, riuniti alla Camera per votare quella sciagurata legge antiebraica, ne ha presenti 351. Tutti, e ripeto tutti, votarono a favore, anche nello scrutinio segreto. E al Senato,
    alla seduta del 20 Dicembre 1938 si contarono 164 presenti. Mancava il numero legale. Tra i presenti vi erano Luigi Einaudi, Da Como, Imperiali, Pecori Giraldi, Salvago Raggi e De Bono, che già si era dichiarato contrario in seno al Gran Consiglio.
    Il Re fu l’unico, in Italia, a difendere gli ebrei dalla follia dei politici. Lo fece come meglio poteva da Sovrano costituzionale, meglio in ogni caso di come avrebbe fatto un presidente di repubblica che, in quanto eletto, sarebbe stato complice attivo degli stessi politici che vollero quelle leggi assurde.
    Il Re era contrario a quelle norme discriminatorie e rifiutò di firmarle per ben 2 volte, nella speranza che i parlamentari ci ripensassero, ma senza alcun risultato.
    Il segnale fermo e chiaro di cui il Re aveva bisogno per bloccare la legge non arrivò affatto. È così che il Re costituzionale, solo, deve alla fine firmare.
    A quel punto, Vittorio Emanuele III sapeva che c’erano due possibilità :

    1) Non firmare, con la prevedibile conseguenza che le leggi sarebbero state promulgate ugualmente e che Mussolini lo avrebbe esautorato, per mezzo di una legge ad hoc e giustificando tale provvedimento con qualche manovra di carattere propagandistico.
    La situazione politica interna di quel periodo vedeva il fascismo all’apice del suo successo e del consenso popolare. Il duce non sopportava la Monarchia, perché questa lo limitava.
    Non firmare le leggi in questione avrebbe voluto dare a Mussolini l’appiglio che aspettava da tempo per l’esautorazione della Monarchia.

    2) Firmare le leggi, facendo il possibile affinché non venissero applicate rigidamente.
    Questo grande Re, la terza volta firmò quindi, ma come abbiamo detto, lo fece facendosi precursore di quella che oggi chiamiamo “disubbidienza civile”. Fu il primo, infatti, a rifiutarsi di licenziare dal suo incarico il medico ebreo Artom di Sant’Agnese, ginecologo di Corte.
    Suo figlio, Umberto di Savoia, Principe Ereditario, disubbidì non ottemperando al Regio Decreto con il rifiuto di licenziare il suo aiutante di campo, Salvadori, anch’egli ebreo.
    Gli intellettuali del tempo e la stessa Chiesa Cattolica non organizzarono alcuna opposizione aperta nel Paese.

    Il Re non era razzista, e lo dimostrano le conferme dello storico Luciano Regolo, di fede repubblicana, e dalle stesse fonti originali fasciste, dove apprendiamo dell’azione moderatrice effettivamente svolta dal Sovrano sui deliranti propositi antisemiti di Mussolini e dei fanatici del regime. La Real Casa, infatti si impegno immediatamente con progetti anche ambiziosi in favore degli ebrei già prima della guerra (ad esempio, il progetto del Viceré d’Etiopia il Duca d’Aosta, dimenticato da tutti) e poi durante la guerra, collaborò attivamente con la Santa Sede per la salvezza di numerosi ebrei Italiani.
    I Savoia quindi si rivelarono in quel particolare periodo storico, gli unici veri e fedeli amici degli Ebrei. A dirlo sono gli ebrei stessi. Dal Centro di Documentazione ebraica contemporanea infatti, volume a cura di Guido Valabrega, dal titolo : “Gli ebrei in Italia durante il Fascismo”, marzo 1962 leggiamo : “Si deve obiettivamente riconoscere che fino all’8 settembre 1943 la persecuzione razziale in Italia fu contenuta in limiti moderati e di portata soprattutto economica(…)Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 comincia per gli ebrei italiani un tremendo periodo nuovo: l’Italia era ormai sotto il tallone tedesco e Mussolini voleva riabilitarsi agli occhi dell’alleato.”
    Anche questa pur onesta ammissione è però sufficientemente fumosa, politically correct diremmo oggi, o adatta a regger il lume ai mestatori della Storia che vogliono criminalizzare la Monarchia Sabauda a tutti i costi. Riesce infatti a non nominare il Sovrano, a non dire che i “limiti moderati” dell’antisemitismo erano dovuti alla Corona, a non accennare alla repubblica quale realtà politica che consentì la feroce estensione ed applicazione delle leggi contro gli ebrei.
    E’ una ammissione che non ha la chiarezza degli slogan repubblicani del dopoguerra alla quale siamo abituati, e che vuole gabbare la Storia. E’ in sintonia quindi con L’Italia d’oggi, che vuole dormire sonni tranquilli sazia di “re fascista” e “re razzista” per occultare al meglio le responsabilità vere (vedasi votazioni alla Camera ed al Senato nel 1938).
    Torno quindi a ribadire con forza e convinzione, che firmando quelle leggi, dopo aver fatto il possibile per evitarle, Vittorio Emanuele III dimostrò ancora una volta di saper fare i conti con la realtà e di essere in grado di agire per il bene dell’Italia e del suo popolo (tutto il popolo, non solo gli ebrei), pur sapendo di esporsi a critiche anche feroci e di mettere a repentaglio la sua immagine.

    CANZANO 2- Se il Fascismo aveva voluto le leggi razziali in omaggio a Hitler, come mai Hitler non mosse un dito quando dette leggi, da lui evidentemente ispirate, venivano di colpo abrogate?

    CONTERIO – Di fatto le leggi furono abrogate dal legittimo Governo del Regno d’Italia che all’epoca comprendeva soltanto la parte meridionale della nostra penisola. Hitler sul finire del 1943, non aveva più la possibilità di vendetta sulla quella parte del nostro Paese. Questo perché grazie proprio al trasferimento del Re e del Governo a Brindisi, l’Italia LEGALE poteva continuare a legiferare e ad agire nell’interesse suo e del suo popolo, Ebrei compresi. Senza l’8 settembre insomma non avremmo avuto rinascita nazionale e le leggi razziali sarebbero rimaste valide ancora per diverso tempo. Lo dimostra ciò che avvenne nei territori che dovettero sopportare la follia insultante della RSI, uno stato fantoccio servo della Germania di Hitler.

    CANZANO 3- “Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale” dice Alemanno. Allora chi le ha volute le leggi razziali?

    CONTERIO – Penso onestamente che si arrivò a quelle Leggi senza particolare convinzione anche da parte dei più accesi fascisti dell’epoca.
    Vi sono documenti contrastanti, Mussolini sicuramente voleva saldare la sua amicizia con la Germania di Hitler. Come abbiamo già detto in precedenza molti fascisti erano anche Ebrei. Questo penso, dovette essere “imbarazzante” per il Duce, se l’imbarazzo è una sensazione che provano anche politici così spregiudicati. Del resto abbiamo testimonianze di quanto Mussolini si impegno per esse. Una di queste appartiene al genero Ciano, dove nei famosi “Diari”, alla data del 28 novembre 1938, annotò :
    “Trovo il Duce indignato col Re. Per tre volte, durante il colloquio di stamane, il Re ha detto al Duce che prova una “infinita pietà per gli ebrei”. Ha citato casi di persone perseguitate, e tra gli altri il generale Pugliese che, vecchio di ottant’anni e carico di medaglie e di ferite deve rimanere senza domestica. Il Duce ha detto vi sono 20.000 persone con la schiena debole, che si commuovono per la sorte degli ebrei. Il Re ha detto che è tra quelli.
    Poi il Re ha parlato anche contro la Germania, per la creazione della quarta divisione alpina.
    Il Duce era molto violento nelle espressioni contro la Monarchia. Medita sempre più il cambiamento di sistema. Forse non è ancora il momento. Vi sarebbero reazioni…”

    CANZANO 4- Elena Loewenthal sul quotidiano La Stampa del 8.9.2008 scrive: “Queste leggi, tanto spietate quanto assurde, non furono un meteorite precipitato sul ridente pianeta Italia da una remota e maligna regione siderale. Furono il prodotto di forze congiunte: il regime fascista, la consenziente monarchia (i cui degni eredi, forse perché non hanno più nessun regio decreto da firmare, si son dati allo sport, con risultati davvero eccellenti nel lancio di boutades) e il popolo italiano. Stretto nelle maglie di questa orribile storia, che tuttavia è proprio la sua”.

    (C:Documents and SettingsGiovanna.UTENTE-OONB0K2VDesktopQuelle leggi razziali italiane – LASTAMPA_it.htm)

    Come esponente della monarchia ed italiano cosa vuole ribadire alla Loewenthal?

    CONTERIO – Di fronte all’Articolo della Loewenthal, che ho letto, provo un profondo senso di disagio. Ripeto per evitare d’essere frainteso : le leggi fasciste contro la comunità ebraica in Italia sono assurde e vergognose, ma il livore ed il sarcasmo dimostrato contro gli italiani come popolo e contro i discendenti di Casa Savoia di oggi dalla Sig.ra Loewenthal mi paiono francamente esagerati e fuori luogo, come quello delle Boutades, che fino a prova contraria, non hanno mai discriminato o fatto del male a nessuno.
    Volendo poi analizzare nei contenuti queste “spietate quanto assurde” leggi, ci si accorge che : da esse erano esentati i figli ed i parenti di chi :

    ha partecipato alla guerra Libica del 1911,
    ha partecipato alla Grande Guerra,
    ha partecipato alla guerra di Abissinia,
    ha partecipato alla guerra Spagnola, il tutto come volontario. Erano parimenti esentati dall’applicazione delle leggi tutti quelli (compresi i parenti) che avevano si partecipato a una o tutte delle suddette guerre ma non da volontari, ma che comunque avessero riportato ferite o mutilazioni o che furono fregiati della croce di guerra.

    Era esentato anche chi fosse titolare della tessera dei Fasci di combattimento e del PNF da ’19 al ’24 (e abbiamo già scritto che non furono casi isolati) o avesse riportato ferite o mutilazioni in guerre o azioni per la causa rivoluzionaria Fascista, inoltre era esentato chi avesse avuto particolari onorificenze conferite da alte cariche dello stato.
    Sulla scuola, era bandita si, la fraquentazione scolastica per gli ebrei, ma vennero create a spese dello stato scuole e licei in cui insegneranno esclusivamente docenti ebrei con libri di testo scritti da ebrei ecc. ecc.
    In un Paese come il nostro che in 30 anni aveva fatto 4 guerre e una quasi rivoluzione non dovevano essere poche le persone che rientravano in questi requisiti credo…

    Torno a ripetere quindi, che se il comportamento degli Italiani contro gli Ebrei fu spietato come lo definisce la Sig.ra Loewenthal, poté esserlo solo dopo l’8 settembre in quei territori “gestiti” direttamente dai Tedeschi con il contributo scellerato e ottuso di chi tra politici e militari aderì all’RSI.

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    Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza
    Lino Businco, Assistente alla cattedra di patologia generale all’Università di Roma
    Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all’Università di Firenze
    Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell’Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria
    Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell’Università di Milano
    Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all’Università di Roma, ritenuto l’estensore materiale del manifesto della razza[10].
    Nicola Pende (attestazione incerta[11]), direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica dell’Università di Roma
    Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia all’Università di Roma
    Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all’Università di Roma, Presidente dell’Istituto Centrale di Statistica
    Sabato Visco, Direttore dell’Istituto di Fisiologia Generale dell’Università di Roma, Direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
    Edoardo Zavattari, Direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.
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    La linea della Santa Sede è quella di cercare di attenuarne gli effetti, come dimostrano le trattative serrate e spesso tesissime, tra Vaticano e governo.
    See more at: http://www.documentazione.info/la-chiesa-condanno-lantisemitismo#sthash.Uiv4Py6Y.dpuf
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