Centrale a biomasse a Jesce: Confapi Matera al fianco degli imprenditori

Confapi Matera si è schierata al fianco degli imprenditori dell’area industriale di Jesce e ha contribuito alla costituzione del Comitato VIVI JESCE, che sta organizzando una manifestazione pubblica per sabato 25 marzo per spiegare le ragioni del no alla costruzione di una centrale a biomasse a ridosso delle attività produttive esistenti. La decisione dell’Amministrazione Comunale di Altamura di permettere la realizzazione di un impianto altamente inquinante vicino ad aziende agroalimentari e agricole e alle altre industrie presenti nell’agglomerato, oltre che nei pressi di un sito di rilevante pregio storico, culturale e architettonico come la Masseria Jesce, rischia di procurare notevoli danni alle imprese. Con il supporto di Confapi Matera, il Comitato VIVI JESCE, composto da imprenditori, lavoratori delle imprese e semplici cittadini, terrà sabato 25 marzo, presso la Masseria Jesce, luogo emblematico della tutela paesaggistica e ambientale, una manifestazione pubblica per motivare la ferma opposizione al progetto della centrale a biomasse.
“Le imprese di Jesce hanno già esperito ricorso al Tar contro l’iniziativa di un impianto di compostaggio in quell’area, spiega il presidente dell’Associazione Massimo De Salvo. Adesso l’ipotesi di aggiungere un’altra attività particolarmente inquinante rischia di connotare negativamente l’intero agglomerato, dove soprattutto le aziende agroalimentari subirebbero un danno enorme”.
“Non siamo pregiudizialmente contrari al progetto imprenditoriale – prosegue De Salvo -, chiediamo soltanto che il Comune individui un’altra area idonea, lontano dalle imprese di Jesce. Il 25 marzo faremo sentire la nostra voce”.
Per Raffaele Nicoletti di Tecnoblend, impresa agroalimentare aderente a Confapi, “l’auspicio è che il Comune di Altamura si doti in tempi brevissimi di un Piano di insediamento degli impianti a biomasse in cui localizzare tutte le iniziative che riguardino il trattamento dei rifiuti. Auspichiamo, inoltre, che l’impresa proponente sia disposta a delocalizzare l’iniziativa e ad attendere la definizione del Piano comunale. In questo modo, da un lato non si impedisce alla società proponente di realizzare la propria iniziativa, dall’altro si salvaguardano l’ambiente e le imprese esistenti a Jesce”.

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