Donna morta dopo parto, indagati i medici del ‘Miulli’

La Procura di Bari ha iscritto nel registro degli indagati sei medici con l’accusa di omicidio colposo, a seguito della morte di Maria Teresa Lauciello, 29 anni, nativa di Corato (BA), giunta al sesto mese di gravidanza; la morte è avvenuta nella notte tra domenica e lunedì nell’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA), dopo aver dato alla luce un feto senza vita. I medici, indagati come atto dovuto affinchè possano partecipare attraverso consulenti di parte agli accertamenti autoptici, sono in servizio presso l’ospedale di Corato, dove la ragazza è stata ricoverata prima di essere portata d’urgenza al Miulli.

I problemi della donna sono cominciati una settimana fa: la giovane, dopo l’ennesima minaccia di aborto, è stata sottoposta al ‘cerchaggio’, un’operazione che consiste nell’immettere un cerchio di gomma nell’utero per evitare parti precoci. Ma, col passare dei giorni, le contrazioni erano diventate insopportabili, tali da rendere obbligatorio il trasferimento della donna presso l’ospedale di Acquaviva.

“E’ un caso di malasanità. Hanno confuso le contrazioni uterine pre-parto con coliche renali”, ha denunciato Grazia Di Palo, cognata di Maria Teresa – l’hanno ricoverata giovedì, ma hanno fatto passare tre giorni. Domenica mattina è arrivata la febbre. Nel pomeriggio si è scatenata un’emorragia fortissima. E solo allora hanno passato la patata bollente ad Acquaviva. Hanno giocato con la sua vita”.

“Al matrimonio era raggiante”. Questo è il commento del parroco di Corato, don Peppino Tambone. “Lei e suo marito Biagio erano una coppia tranquilla, riservata. Si volevano un sacco di bene. Erano speciali. Maria Teresa era una bravissima ragazza, umile, riservata, molto religiosa. Con la gravidanza ancor più felice. Quasi ogni sera non tornava a casa senza passare dalla chiesa, almeno fino a quando ha dovuto rimanere a riposo”.

Il direttore generale dell’Asl Bari, Domenico Colasanto, in comunicato, ha espresso il cordoglio alla famiglia di Maria Teresa. L’Asl, inoltre, ha istituito una commissione interna di verifica e, da un primo esame degli atti a diposizione, è emerso che, a fronte di una insorgente gravità della situazione clinica, si è reso obbligatorio il trasferimento presso il ‘Miulli’, nella prospettiva di un parto prematuro e, conseguentemente, la necessità di un’assistenza intensiva neonatale.

 

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