Formazione, nota di Gambardella (Cisl)

Nei giorni scorsi si è tenuto a Potenza un tavolo di confronto sulla formazione professionale tra l’assessore regionale Roberto Cifarelli e i rappresentanti dei sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali in vista della prossima pubblicazione di un avviso pubblico rivolto a disoccupati e inoccupati finalizzato alla concessione di voucher per l’accesso all’offerta formativa del catalogo unico regionale. Sulla questione interviene il segretario generale della Cisl Basilicata, Enrico Gambardella, che contesta la decisione di escludere dalla misura gli occupati dipendenti o autonomi, a partire da quelli a basso reddito. “Una scelta poco lungimirante e ancorata a una visione arcaica del mondo del lavoro – spiega il sindacalista – perché taglia fuori una platea di persone che senza il contributo regionale non sarebbe nelle condizioni di finanziarsi un percorso di formazione continua, ritenuta ormai, anche dalle politiche europee, un diritto ineludibile per assicurare la partecipazione al mercato del lavoro e prevenire la disoccupazione”.
 “A questo proposito è utile riportare due esperienze virtuose che possono essere prese a modello”, osserva Gambardella. “Si tratta della Regione Toscana che ha finanziato un avviso pubblico che concede voucher formativi individuali anche ai manager che svolgono funzioni apicali presso unità produttive situate in Toscana, per la frequenza di  percorsi formativi mirati a rafforzare e le competenze dei manager nel settore industria 4.0 per promuovere innovazione tecnologica, organizzativa, gestionale e di modelli di business. Anche la Regione Lombardia – continua il segretario della Cisl – sposa un modello di formazione continua molto inclusivo dei diversi target, per cui sono destinatari degli interventi degli avvisi pubblici lavoratrici e lavoratori inquadrati con varie tipologie di contratti, nonché liberi professionisti e imprenditori”. Per Gambardella “le politiche formative in Basilicata necessitano di un cambio di visione: la formazione non deve essere vista solo come la porta di un possibile ingresso nel mondo del lavoro, ma anche come uno strumento universale e realmente inclusivo di sviluppo del capitale umano lungo tutto l’arco della vita lavorativa”.

 

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