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Gli ex lavoratori della Clinica Luccioni scrivono al governatore Bardi

“Ill.mo Presidente, ci rivolgiamo a Lei, prima carica del nuovo Governo Regionale, per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui vertenza sta assumendo caratteri davvero grotteschi che non ledono soltanto i nostri diritti di lavoratori, ma colpiscono direttamente il bisogno di salute dei cittadini lucani”. La lettera è firmata dai lavoratori della Clinica Luccioni di Potenza, unica struttura nosocomiale privata della Regione, che ha attraversato molte vicissitudini, tuttora al vaglio della magistratura.
“Anni fatti di sacrifici e di duro lavoro, ma con la speranza di una continuità che potesse darci la possibilità di costruire nella Sanità Privata il nostro futuro. – si legge – Il nostro sogno purtroppo si è infranto il primo gennaio 2017 a causa della sospensione delle attività della Casa di Cura, da cui ne è conseguito il licenziamento di 29 unità lavorative tra medici, infermieri, tecnici di radiologia, OSS, tecnici di laboratorio, impiegati, ausiliari e cuochi occupati nei vari reparti. I motivi che avrebbero determinato tale sospensione traggono origine nella interruzione del contratto con l’ASP, disposta con delibera 816 del 07/12/2016, che di fatto ha impedito la continuazione dell’attività di ricovero nella Casa di Cura ed il relativo mantenimento dei livelli occupazionali, determinando l’avvio della procedura di licenziamento collettivo in data 09/05/2017. Da questo momento sono state tante le interlocuzioni tra parti istituzionali e sindacato, fino ad arrivare (due settimane fa) ad una risoluzione della vertenza che sembrava essere certa, attraverso la riassegnazione degli 80 (60+20) posti letto ad una nuova società che ha richiesto il così detto “parere di compatibilità” ai fini del riavvio dell’attività di Clinica Chirurgica. Detta procedura doveva essere approvata in Giunta Regionale, già qualche giorno fa, ma probabilmente il momento storico ha imposto una sospensione dell’iter a discapito di noi lavoratori, che purtroppo siamo ormai giunti alla canna del gas poiché ,oltre ad aver terminato l’indennità mensile di disoccupazione, molti di noi sono troppo giovani per andare in pensione o troppo anziani per un reinserimento lavorativo. Vogliamo continuare a sperare e a sognare di poter creare un futuro nella nostra terra e sentirci ancora professionisti, guadagnando il pane come ogni buon padre di famiglia, in quanto abbiamo sempre svolto con diligenza e professionalità il nostro lavoro, e vogliamo continuare a farlo, sperando che le Aziende che percepiscono soldi pubblici abbiano una responsabilità sociale e vorremmo soprattutto che la dignità sia ancora considerato un valore per un paese democratico. Ci rivolgiamo a Lei perché siamo angosciati per il nostro avvenire e indignati per l’ingiustizia subita e da domani organizzeremo un sit-in di protesta, in attesa di un suo intervento atto a garantire che l’iter avviato non subisca alcuna battuta di arresto e che quindi venga approvato immediatamente. Grazie per la Sua attenzione e per un Suo intervento autorevole”.

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