Guardia di Finanza di Potenza: misure cautelari per tre persone accusate di truffa

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza comunica che, questa mattina, ha dato esecuzione, con la collaborazione della Guardia di Finanza di Potenza, ad una ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo Lucano, nei confronti di 3 persone indagate per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, riciclaggio e autoriciclaggio, e precisamente: R.D. (1968) di Potenza, sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere; C.O. (1961) di Potenza, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, P.D. (1974) di Ripacandida (PZ), sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Le indagini, condotte nell’ambito di diversi procedimenti penali riuniti, hanno avuto ad oggetto collaudate condotte criminali, poste in essere dagli indagati ai danni di giovanissimi alla ricerca della prima occupazione. L’origine dei fatti risale ad una denuncia di Banca Prossima Spa, banca presso la quale lavorava l’indagato P.D. (successivamente licenziato), a cui era stata contestata dall’istituto di credito di appartenenza la concessione di affidamenti, su conti correnti intestati a soggetti (molto spesso associazioni) senza l’effettuazione di alcuna istruttoria, con accertate incongruenze ed irregolarità. Gli approfondimenti di indagine consentivano di appurare che alcuni giovani senza lavoro o in cerca di prima occupazione erano stati individuati e contattati dal C.O., Presidente di un Comitato di quartiere : successivamente, gli stessi venivano convinti a recarsi all’interno degli uffici di Banca Prossima dove, alla presenza del C.O. e del R.D. (che si qualificava un operatore del terzo settore), venivano indotti a firmare contratti di apertura di conto corrente e di affidamento, intestati a fantomatiche associazioni di cui erano stati nominati presidenti. In tal modo, venivano creati conti correnti bancari intestati ad associazione no-profit, su cui grazie al P.D. si attivavano linee di accreditamento. e di fido per 30.000euro ciascuno: tali conti, successivamente, venivano “svuotati” dal R.D. attraverso ricariche di carte di pagamento, bonifici o prelievi bancomat, creandosi ingenti volumi di indebitamento a carico dei giovani che rappresentavano le associazioni.

Inoltre, con analoghe condotte fraudolente gli indagati facevano sottoscrivere, a due dei giovani truffati, alcuni contratti di finanziamento per l’acquisto di altrettante autovetture, di cui le vittime non avevano mai avuto la relativa disponibilità. R.D. e C.O. inoltre, provvedevano a disperdere le tracce della provenienza delittuosa dell’illecito profitto delle truffe, facendo transitare momentaneamente una parte di esso su conti correnti e su carte Postepay di conoscenti, integrando così, il delitto di autoriciclaggio. Secondo la ricostruzione dei flussi finanziari, riconducibili agli indagati, i proventi illeciti complessivamente conseguiti dall’associazione criminale tra il 2016 e il 2017 ammontano a circa 313.000euro. Contestualmente all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, si è provveduto a notificare l’avviso di conclusione delle indagini per altri 6 indagati, correi del reato di autoriciclaggio.

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