Il 15 gennaio la decisione della Corte costituzionale sul referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria

corte_cassazioneLa Corte costituzionale si pronuncerà tra dieci giorni sull’ammissibilità del referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria, promosso da nove Regioni: Puglia, Basilicata, Abruzzo, Piemonte, Marche, Friuli Venezia Giulia, Campania, Liguria e Calabria. L’esito del referendum che vuole cancellare il taglio di circa mille tra tribunali minori, sezioni distaccate di Corte d’appello e uffici del giudice di pace, è la prima della cause in ruolo della Camera di consiglio della Consulta convocata per mercoledì 15 gennaio. Nella storia dell’Italia repubblicana, è la prima volta che i Consigli regionali si sono fatti promotori di un referendum abrogativo, nella convinzione, condivisa anche dall’avvocatura, che questa riforma, voluta dal governo Monti e portata avanti dall’esecutivo Letta, alla fine produrrà disservizi e penalizzerà i cittadini, anziché portare efficienza e risparmi.

Dopo l’ok ricevuto due mesi fa dalla Cassazione sulla regolarità formale delle delibere con le quali i nove Consigli regionali hanno chiesto di sottoporre al giudizio popolare la riforma, per il referendum, ora, c’è lo scoglio più duro: per ammettere o meno il ricorso alle urne, la Consulta, infatti, dovrà valutare se il sistema giustizia sia in grado di funzionare anche abrogando la riforma, nel caso di una vittoria dei sì al referendum.

In prima linea nell’iniziativa che ha portato alla proposta del referendum abrogativo del taglio dei tribunali c’è sempre stato Onofrio Introna, presidente del consiglio regionale della Puglia, che si è adoperato per coinvolgere nell’iniziativa, come poi è accaduto, anche altri consigli regionali, condizione indispensabile per andare avanti nel progetto. Il 15, come detto, sarà la Corte Costituzionale a decidere se il referendum abrogativo è ammissibile.

 

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