Il presidente Emiliano al ‘Salone della Giustizia’

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, partecipa oggi e domani ai lavori del salone della giustizia in programma Roma. Ieri, nel pomeriggio, è intervenuto al Workshop sul tema: “Sviluppo è ambiente: la riconversione ecologica dell’economia” – Rifiuti, bonifiche , riqualificazione, urbanistica, urban design, reindustrializzazione.
“E’ molto interessante – ha detto Emiliano – che anche coloro che credono nel capitalismo, nell’economia, nell’industria, nella necessità di un incessante aggiornamento tecnologico, abbiamo cura delle ragioni dell’ambiente e della sua tutela. È di questi giorni il dibattito tra una cultura vecchia, novecentesca, dello sviluppo industriale, che si scontra non con chi vuole costruire una nuova economia, fondata sull’innovazione tecnologica per produrre, ad esempio, energia in modo meno rischioso”.
L’approccio scientifico alle decisioni politiche è quello che preferisco – ha proseguito Emiliano – e questo Salone rappresenta un’occasione di approfondimento preziosa. Gli argomenti che tocchiamo oggi  comportano, nella realtà, uno spostamento di ricchezza da alcuni settori ad altri, per somme impressionanti. Questa è una materia delicata nella quale il principio di imparzialità della pubblica amministrazione è centrale.
Senza la complessa macchina della giustizia e di mediazione dei conflitti sarebbe difficile reggere lo scontro di questi giganteschi blocchi di interesse, che sono in grado di entrare nelle discussioni tecniche e politiche, anche semplicemente incidendo sul regime degli incentivi, per modificare il corso delle cose. Per questo ritengo necessaria una legge sul Lobbying, che approveremo in Puglia come da programma, ma che sarebbe utilissima anche a livello nazionale per evitare interferenze illecite tra lobby, politica e istituzioni”
“Abbiamo una situazione paradossale in Puglia perché produciamo più del doppio dell’energia elettrica che consumiamo e siamo tra i primi nella produzione di energia da eolico e fotovoltaico. Non senza qualche contraddizione legata all’impatto sui nostri campi, essendo la Puglia una regione fortemente agricola, luogo dove lo stile di vita si connette alla nostra capacità produttiva in agricoltura.
Coesistono dunque tradizione e innovazione: da noi si costruisce il primo satellite pugliese per le telecomunicazioni, in uno  stabilimento che sorge in un uliveto,  in una azienda che recupera acqua piovana e produce energia da impianti solari sui tetti. Siamo inoltre virtuosi nell’utilizzo dei fondi strutturali”.
Ma in Puglia sorgono anche le due fabbriche alimentate a carbone più grandi di Europa: la centrale Enel di Brindisi, e Ilva di Taranto. Quest’ultima peraltro funziona solo grazie a decreti che derogano alla Costituzione in modo temporaneo, su salute e sicurezza degli impianti, al fine di consentire la riambientalizzazione della fabbrica e la successiva vendita, con un processo in corso, sullo sfondo, per avvelenamento di sostanze alimentari, imputazione gravissima.
“Alla luce degli impegni assunti dall’Italia alla Cop21, conferenza sul clima di Parigi, la Puglia ha avanzato una proposta al governo per la decarbonizzazione di questi due impianti. Anche perché stanno per arrivare due gasdotti: Tap (gas azero) e Poseidon (gas russo).
Il primo è previsto che approdi su una delle più belle spiagge dell’Adriatico, San Foca, e la Regione ha già detto di essere contraria a quella localizzazione proponendo in alternativa Brindisi, dove impatto sarebbe ridotto e approdo più razionale. In tutto transiteranno circa  38miliardi di metri cubi di gas l’anno e questo rende l’operazione fattibile: la conversione a gas di Ilva e centrale Enel significherebbe azzerare le emissioni pericolose, è un abbattimento del co2 del 60%, in linea con gli impegni internazionali assunti”.
“Fortunatamente – ha concluso Emiliano – siamo riusciti a sventare 12 autorizzazioni a trivellare davanti alle nostre coste per cercare petrolio, autorizzazioni rilasciate dal Governo, poi costretto a rimangiarsele solo grazie all’iniziativa referendaria delle regioni.  Resta in piedi solo l’eliminazione del termine delle concessioni estrattive, in contrasto con la direttiva europea offshore. Le regioni hanno dunque un compito importante, cioè controllare se ciò che viene declamato anche a livello governativo corrisponde a verità”.

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