Ilva, il ministro Di Maio pubblica il parere dell’Avvocatura

“Si dispone di non procedere all’annullamento degli atti in oggetto”, E’ la nota del ministro Luigi Di Maio, che ha chiuso in modo definitivo la procedura per l’annullamento della gara di Ilva. Per chiudere il cerchio, ora, mancano solo due tasselli: il referendum dall’esito scontato entro il 13 settembre e l’accordo finale suggellato anche dal Mise. Intanto ieri il titolare del Mise ha annunciato che nei prossimi giorni si recherà a Taranto “perché ci metto la faccia e mi devo prendere tutte le mie responsabilità. Con una consapevolezza, perchè in questo momento di meglio non si poteva fare ma molto si potrà fare in futuro. Ed è per questo che serve una legge per la riconversione economica di Taranto: una città non può dipendere da una sola azienda”.
Ieri sul sito del Mise sono stati pubblicati l’atto firmato da Di Maio e il parere dell’Avvocatura di Stato di 35 pagine (36 in totale ma l’ultima è vuota). Nel primo documento si fa un resoconto di come si è arrivati alla fine della procedura.
L’Avvocatura ha ricordato che, ai fini dell’esercizio in autotutela del potere di annullamento d’ufficio, devono sussistere concrete ragioni di interesse pubblico; in ballo ci sono esigenze sanitarie, ambientali, occupazionali. L’interpretazione di Di Maio è che l’interesse pubblico e attuale sia stato raggiunto attraverso la stretta sul piano ambientale e un accordo sindacale più soddisfacente in termini occupazionali. “Am Investco ha assunto impegni rafforzativi, integrativi e ampliativi delle obbligazioni già contratte, prevalentemente tesi ad integrare e a migliorare i profili di tutela ambientale e della salute dei cittadini. – ha detto il ministro – Ecco perché, secondo il Mise, pur sussistendo i profili di illegittimità, non residuano più interessi concreti e attuali all’annullamento degli atti; i risultati conseguiti con la sottoscrizione della citata documentazione possono ritenersi prevalenti rispetto alla esigenza, sia pur meritevole di tutela, di ripristino della legalità violata, nonché, in buona parte, idonei a soddisfare l’interesse pubblico cui era finalizzata la (non avvenuta) fase dei rilanci”.

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