In scena a Pisticci l”Elisir d’Amore’ di Donizetti

Tanti applausi, consensi e richieste di bis per l’unico evento del cartellone estivo dedicato al melodramma che ha riconciliato la cittadina pisticcese con la bella musica, quella che non tramonta mai, a fronte dei frastuoni dei giorni precedenti. L’anfiteatro di piazza La Salsa, nel villaggio Dirupo, cuore pulsante del centro storico, ha costituito lo scenario ideale e più suggestivo per rappresentare l’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti, interpretato dalla soprano Filomena Fittipaldi nel ruolo di Adina, una ricca e capricciosa fittaiuola; il tenore Francesco Panni nelle vesti di Nemorino, il coltivatore pazzamente innamorato di Adina; il basso Carlo Rotunno (il sergente del villaggio Belcore); il basso comico Giovanni Guarino (il medico ambulante Dulcamara); il soprano pisticcese Clelia Croce (la villanella Giannetta). Il melodramma in due atti, su libretto di Felice Romani, è stato accompagnato dal Coro Lirico di Puglia e Basilicata e dai Solisti di Puglia e Basilicata, con la direzione del maestro Giovanni Pellegrini e la regia di Katia Ricciarelli. Uno spettacolo nello spettacolo, targato in buona parte “Basilicata” a dimostrazione del fatto che anche la regione lucana sa esprimere in questo difficile e impegnativo settore artistico autentici talenti e Clelia Croce e Filomena Fittipaldi, prime donne nell’opera di Donizetti, ne sono la conferma. Due giovanissime soprano che ormai non sono più una semplice promessa ma che faranno ancora parlare di sé, apprezzate per grazia, charme, padronanza scenica e timbro di voce. Ma è tutto il contesto, il coro e la base orchestrale che hanno dato prova di grande compattezza e professionalità. Il “melodramma giocoso”, come l’Elisir d’Amore è stato definito, rientra nella tradizione dell’opera comica, ma non manca l’espressione patetica, che raggiunge la sua dimensione più alta nella nota romanza “Una furtiva lacrima” cantata dal protagonista Nemorino. L’opera fu presentata per la prima volta il 12 maggio del 1832 al Teatro della Cannobiana di Milano, che l’aveva commissionata in sostituzione di una’altra opera non portata a termine. Felice Romani aveva ripreso il libretto da un testo scritto l’anno prima da Eugène Scribe per il compositore Daniel Auber. Donizetti ebbe a disposizione solo quattordici giorni di tempo per consegnare il suo lavoro, sette dei quali servirono a Romani per adattare il testo di Scribe. Nonostante i tempi ristretti l’autore riuscì tuttavia a portare a termine una tra le opere comiche più significative e brillanti dell’800. L’Elisir ebbe subito un grande successo con trentadue repliche consecutive.

Giuseppe Coniglio

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