La Fim fa il pieno di iscritti alla Fiat di Melfi

Dopo la rottura consumatasi la scorsa settimana con la Fiom e il passaggio alla Fim dei delegati Sata, Pasquale Di Tolve, Giuseppe Stante e Sebastiano Valiante, altri 200 lavoratori circa della Fiat di Melfi hanno lasciato il sindacato metalmeccanico della Cgil e si sono iscritti alla Fim in polemica con le posizioni di Landini e del gruppo dirigente locale della Fiom. Lo rende noto il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Antonio Zenga, che parla di “importante e inequivocabile segnale politico” e di “scelta che premia il senso di responsabilità e la coerenza che la Fim ha dimostrato in questi difficili mesi per salvaguardare il futuro della Fiat in Italia e della Sata di Melfi e mettere in condizioni il Lingotto di realizzare il nuovo piano industriale senza cedere nulla sul piano dei diritti acquisiti”. Segnali analoghi arrivano in questi giorni anche da altre fabbriche italiane. Alla vicina Ilva di Taranto, ad esempio, la Fiom ha perso 6 Rsu e 400 iscritti, 150 dei quali sono già passati alla Fim. La Fim ora è il primo sindacato per numero di iscritti alla Sata davanti alla Uilm e alla stessa Fiom.

Per Zenga “gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e il nuovo contratto nazionale di gruppo, così come l’intesa sulla sperimentazione del sistema Ergo-Uas alla Sata, hanno messo in evidenza ancora una volta che c’è un sindacato che contratta e un sindacato che fa politica, un sindacato pragmatico che partecipa ai negoziati per spuntare più investimenti, più occupazione, più salario e più tutele e un sindacato che ha scelto la linea del no a prescindere e che pretende una sorta di golden share per trasformare le fabbriche in un’arena politica permanente in cui si decide tutto e il contrario di tutto”.

“Noi siamo convinti, al contrario, che la ripresa dell’Italia passi anche attraverso un nuovo modo di fare sindacato e un’assunzione collettiva di responsabilità. Per questo abbiamo scelto con coraggio la strada del riformismo e della contrattazione – rivendica Zenga – nella consapevolezza che solo contrattando si può fare il bene di chi ci affida la rappresentanza dei propri legittimi interessi, e i risultati ci stanno dando ragione anche in termini di consenso e iscritti”.

 

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