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Lavoro, Lavoro, Lavoro…ma quale lavoro?

Sarà colpa della crisi, sarà colpa di chi governa, sarà colpa di chi è all’opposizione. Se da un lato c’è chi cerca il lavoro dall’altro c’è chi giura che il lavoro c’è e nessuno lo trova.

Dati, statistiche, tabelle, garanzie, insomma una confusione come non mai.

Se provate a digitare “offerte di lavoro” in internet, le pagine si moltiplicheranno offrendo lavoro in tutte le  parte di Italia e per tutte le ricerche. Se parlate con la classe politica in generale, le azioni a favore del lavoro sono così tante, che il lavoro per tutto sarebbe cosa fatta già da un pezzo. Se parlate con gli imprenditori (quelli ancora alla guida di un’azienda operativa) lamentano di non trovare figure che rispondano alle loro esigenze. Eppure se fate un giro per strada la categoria dei senza lavoro (disoccupati, inoccupati, in cerca di prima occupazione) è una schiera senza uguali. Qual’è la vera lettura della realtà? In una intervista un’organizzazione che segue l’integrazione degli stranieri in Basilicata ha affermato che tutti gli stranieri trovano lavoro e operano in settori dove gli italiani rifiutano di lavorare. Il livello culturale è salito, i giovani ormai sono tutti laureati e mestieri artigiani dove serve una preparazione pratica più che un titolo di studio importante, piangono carenza di manodopera. Ecco dunque che cantieri, botteghe, fattorini, pulizie, idraulici, etc. restano in balia dell’estinzione. Le valutazioni fatte certo non vogliono essere un attacco alla cultura, ci macherebbe altro. Ma un dato su tutti emerge. Manca una corrispondenza tra domanda ed offerta. Mancano azioni mirate a colmare tale vuoto. In questo dialogo indispensabile è auspicabile dunque, che trovino risposte anche chi, è uscito dal mercato dal mercato del lavoro e l’età colloca tra i non papabili ad un nuovo lavoro. Si può ipotizzare ad una nuova forma di microimpresa dove i giovani laureati guidano nuove aziende che diano posti di lavoro anche a persone adulte con esperienza? Si può incentivare l’imporenditoria e non “il posto fisso”? Chi può dare risposte, indirizzi guida e gli strumenti giusti? I sindacati? Le associazioni di categoria? La classe dirigente? La classe politica? Speriamo solo che oltre ai mille comunicati di denuncia di una situazione nota e sotto gli occhi di tutti, qualcuno inizi a scrivere in chiave positiva e soprattutto propositiva.

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