Mitilicoltura tarantina a forte rischio. Chiesto incontro con il sindaco

La mitilicoltura tarantina lancia l’ennesimo grido d’allarme alla città, alle istituzioni ed alla politica per un indotto, quello della coltura dei mitili, a forte caratterizzazione territoriale, e che dal 2012, ovvero da quando il primo seno del Mar Piccolo fu interdetto alla coltivazione per i noti problemi legati all’inquinamento dell’Ilva, subisce pesanti perdite. Nell’estate 2015 la situazione, seppure con soluzioni “tampone”, sembrava si fosse in qualche modo stabilizzata, ma a causa delle elevate temperature estive le acque del secondo seno del Mar Piccolo (dove vennero trasferiti i filari) finirono per surriscaldarsi al punto tale da “bollire” sia del seme che buona parte delle cozze adulte.  Un danno enorme, quasi il 90% del seme distrutto; la macchina istituzionale mosse alcuni significativi passi nel tentativo di far rientrare l’allarme, ma oggi la mitilicoltura tarantina è ancora minacciata, dato che non sono ancora disponibili i fondi  che la Regione decise di stanziare due anni fa, né c’è un indirizzo dal Comune in relazione all’adozione del Piano delle Coste, che avrebbe sancito definitivamente il trasferimento delle produzioni in Mar Grande, si ritrova ad oggi a dover fare i conti con un’altra batosta: una nuova morìa del seme.

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