Omelia di Monsignor Caiazzo a conclusione dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna

A conclusione dei festeggiamenti in onore della Madonna della Bruna, la liturgia della Parola di questa Domenica ci presenta la figura del Profeta: Ezechiele nella prima lettura, Paolo nella seconda, Gesù nel Vangelo. Ci interroghiamo: chi è il Profeta? Ce lo spiega Ezechiele. E’ colui che, posseduto dallo Spirito di Dio, viene inviato in mezzo al popolo bisognoso di essere illuminato, servito, accompagnato. Popolo che spesso si allontana da Dio, definito da Dio stesso: «una genia di ribelli».
Il profeta non scappa di fronte alle difficoltà o persecuzioni: rimane dove Dio lo ha posto come servo che ama e vuole il bene del popolo. Il Profeta, come ci ricorda S. Paolo, è uno che non rimane insensibile di fronte alle prove e sofferenze della vita: è spesso percorso da Satana che, attraverso persone, fatti, ingiustizie, forme di vendette trasversali e persecuzioni, lo trafigge nella carne come con una spina procurandogli indicibile sofferenza. Ma il profeta vive tutto questo in silenzio, in una sorta di abbandono e solitudine. A volte si sente dimenticato anche da Dio che, apparentemente, non ascolta la sua preghiera e gli risponde: «Ti basta la mia grazia».
Il Profeta per eccellenza è Gesù. Nella sua patria, nel suo paese, tra i suoi, annuncia la Parola, compie prodigi, fa cose straordinarie. La gente rimane stupita, meravigliata, contenta. Ma quella stessa gente, la sua parentela, improvvisamente cambia opinione: Gesù diventa oggetto di scandalo. Gli fanno capire: “è meglio che te ne vai”. La risposta di Gesù, che tutti usiamo in alcuni momenti, è molto eloquente: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». Nonostante l’avversione e il disprezzo della sua gente, continua la sua missione: i prodigi non mancano.
Maria, la Madonna della Bruna, ha una particolare attenzione verso quell’apostolo che il Figlio le ha consegnato ai piedi della croce. L’apostolo è il nuovo Profeta che, sull’esempio di Gesù, continua una missione ben precisa stando in mezzo alla gente: annunciare la Parola che è liberazione, che è forza, che è speranza, risurrezione. La Mamma, il cui animo è trapassato da una spada ai piedi della stessa croce, custodisce con la sua preghiera e il suo amore quel Giovanni che rappresenta tutti i discepoli, quindi tutti i profeti.
Quest’esperienza, dolorosa, da calvario mediatico, personalmente la sto vivendo in questi giorni nel silenzio e nella preghiera. Fa male passare come un “questuante” a servizio dei poteri forti. Una logica che ho sempre combattuto, soprattutto quella delle raccomandazioni.
​Ogni giorno raccolgo le lacrime di mamme o papà in pena per i propri figli che non trovano lavoro; di famiglie che non possono vivere con dignità la loro vita perché mancano del necessario e tante altre situazioni dolorose e disperate. Sento che è mio dovere di pastore farmi carico delle pene del mio popolo e di venire incontro come posso alle tante esigenze. Mi chiedo anche: “A che serve continuare a celebrare feste nei nostri paesi e in città se manca l’attenzione a chi vorrebbe partecipare e vivere la festa e non può”? Ai piedi della croce, ancora una volta, raccolgo il testimone dell’amore gratuito e disinteressato per servire questa Chiesa, questo territorio. Affido tutti a Maria e
benedico tutti; affido anche a Dio Padre la mia vita e il mio servizio chiedendo a tutti di pregare per me e per la nostra Chiesa. Concludo con queste parole del salmista: «Pietà di noi, Signore, pietà di noi, siamo
già troppo sazi di disprezzo, troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti, del disprezzo dei superbi».
†Don Pino

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