Omicidio Dambrosio: Loiudice nega l’accusa

Si è svolto questa mattina dinanzi al gip del tribunale di Bari Vito Fanizzi l’interrogatorio di garanzia di Giovanni Loiudice, il boss di Altamura arrestato il 24 dicembre scorso per l’omicidio di Bartolo Dambrosio. “Eravamo vicini di cella e amici. Perché volerlo morto?”, sono alcune delle argomentazioni con cui si è difeso il 48enne, ritenuto esponente di spicco della criminalità di Altamura e mandante dell’omicidio del boss Dambrosio, ucciso il 6 settembre scorso.

Loiudice ha raccontato la sua vita, il suo trasferimento in Sud America fino al ritorno in Puglia nell’estate 2010.

L’uomo era stato già arrestato altre volte: nel 1996, nella prima operazione antimafia sulla Murgia, denominata “Carlo Magno”, con l’accusa di omicidio dell’allora boss di Altamura, Giovanni Caggiano, e per aver preparato un attentato a Pinuccio Tatarella. Un’altra volta nel marzo del 2002, nell’operazione “Canto del Cigno”. In quell’occasione finì in manette insieme, guarda caso, proprio a Bartolomeo Dambrosio (un tempo facevano infatti parte dello stesso gruppo criminale), e ad altre 131 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio delle sostanze stupefacenti.

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