Peculato, prosciolta in appello una dipendente

corte_cassazioneAll’udienza dell’8.10.2013 la Corte di Appello di Potenza (Pres. Verdoliva, relatore Materi, giudice Iannuzzi) ha pronunciato sentenza di proscioglimento della signora Angela Pezzolla da Garaguso, già consigliere di maggioranza e assessore alla Comunità Montana Medio Basento. Quale consigliere comunale e quindi pubblico ufficiale, la Pezzolla era stata condannata dal Tribunale di Matera a due anni e nove mesi di reclusione con concessione delle attenuanti generiche e il vincolo della continuazione, per peculato di cui al I comma art. 314 c. p. perché avendo la disponibilità per ragioni di ufficio delle utenze telefoniche fisse installate nella stanza del sindaco di Garaguso in cui lavorava, le utilizzava per interesse personale di servizi di cartomanzia, astrologia, psicologia, assistenza spirituale. Era stata condannata altresì al pagamento spese processuali e interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. In sede di appello, il difensore avv. on. Nicola Cataldo censurava la sentenza sotto vari aspetti, ma soprattutto sul fatto che la Pezzolla aveva offerto prova testimoniale e documentale sulla circostanza che quasi tutte le telefonate risultavano fatte mentre, quale lavoratrice dipendente, si trovava nei cantieri della Comunità Montana, molto lontani da Garaguso. La Corte di Appello ha accolto uno dei motivi, e cioè che il fatto andava qualificato come peculato d’uso, di cui al II comma art. 314 c. p. e pertanto erano ampiamente decorsi i termini di prescrizione, perché il peculato d’uso è punito con pena nettamente inferiore, dai sei mesi ai tre anni di reclusione, mentre per il peculato di cui al I comma la pena è da quattro a dieci anni. Abbastanza soddisfatta la difesa che comunque attende le motivazioni della sentenza per il ricorso in Cassazione, onde ottenere la soluzione piena.

Giuseppe Coniglio

 

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