Presentato ‘Il Naso Rosso’, il libro di Alessia Caffio sulla clownterapia

 

Presentato ieri a Matera presso l’Hotel Palace il libro ‘Il Naso Rosso – Un clown in corsia’, scritto da Alessia Caffio, una ragazza di Grottaglie (TA) che opera nell’ambito della clownterapia. Il termine deriva dall’unione di due parole chiave (clown e terapia, appunto) e definisce l’attuazione di pratiche da circo e dal teatro di strada effettuata in strutture come ospedali, case di riposo, orfanotrofi, in casi, quindi, di particolare disagio. Nelle 50 pagine del libro, Alessia Caffio ripercorre la sua attività di volontariato, l’emozione per l’inizio di quello che chiama ‘un sogno’, l’entusiasmo per il progetto chi dì lì a poco avrebbe realizzato, i battiti del suo cuore, indossare qul camice che lei stessa ha disegnato con i personaggi delle fiabe e colorato con tonalità vivaci e indelebili. Il clown-dottore ha un compito molto importante, che non si limita a stilare cartelle cliniche, ma deve portare il sorriso laddove c’è sofferenza, toccando le ‘corde’ malate e in buona salute del paziente. Inoltre, il clown-dottore può essere un operatore sanitario professionale che studia e applica le conoscenze della ‘gelotologia’ (da ghelos=riso e logos=scienza, quindi la scienza che studia la risata e il buonumore in funzione terapeutica) oppure, proprio come nel caso di Alessia, un semplice volontario spinto dalla voglia di aiutare chi è in difficoltà. L’ospedale è, tra tutti, il luogo più indicato per questa pratica, perchè il clown-dottore deve trasformare le pareti fredde e distaccate di questa struttura in un ambiente magico, contagiando i pazienti con la sua gioia, sicurezza, incoraggiandoli e quindi instaurando con loro un rapporto di fiducia.

 

Va precisato che i clown-dottori lavorano in coppia, sfruttando le arti dell’improvvisazione teatrale, l’umorismo, prestidigitazione, marionette, musica. A seconda del contesto, si può effettuare comicoterapia passiva (far ridere) oppure attiva (stimolare gli interocutori a produrre situazioni comico-umoristiche). Nella scelta del camice, i clown privilegiano i colori vivaci, accesi; indossano un naso rosso e non hanno mai il viso totalmente truccato, affinchè i bambini possano toccarli. Il naso rosso, poi, ha una valenza notevole, perchè permette di porsi in quel confine tra reale e immaginario dove tutto è possibile. E se i bambini ridono di gusto e giocano, anche i loro genitori sono più sereni. Ma, come detto, dell’attività di clownterapia non beneficiano solo i bambini, ma anche adulti ed anziani, con i quali il clown-dottore instaura relazioni profonde capaci di scavare nel loro animo, per condividere ed alleviare il dolore. Ecco perchè, specie per queste fasce d’età, anche un semplice sorriso, un bacio, una carezza, valgono tantissimo.

 

Molto importante nel libro una frase di Patch Adams, medico statunitense considerato il padre fondatore della clownterapia e fondatore del Gesundheit Institute nel 1972:”Ridere non è solo contagioso, ma è la migliore medicina”.

 

All’incontro ha preso parte anche Rosa Mastrosimone, assessore alla Formazione, Cultura e Sport, che ha ringraziato ed elogiato Alessia Caffio per la sua esperienza di volontaria:”I clown di corsia hanno il preciso compito di far rinascere la voglia di vivere a chi l’ha momentaneamente persa, e di riportare la gioia negli occhi e nel cuore di chi soffre. Negli ultimi anni – osserva l’assessore – il volontariato lucano è cresciuto e si è qualificato come espressione di una moderna coscienza collettiva del dovere della solidarietà. Si tratta di una realtà a cui anche la Regione ha sempre prestato grande attenzione. Con le risorse finanziarie messe a disposizione sono state realizzate infrastrutture comunali e comprensoriali. Sono convinta – ha concluso – che l’Osservatorio regionale del volontariato sarà sempre più in grado di esprimere proposte di grande utilità alla Giunta e al Consiglio regionale sulle materie che interessano il volontariato”

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