Scuola, per Lacorazza occorre tutelare i diritti di tutti

“Agosto insegnante mia non ti conosco. È sempre agosto il mese degli inguacchi che si trasformano in ansia per migliaia di persone che vivono l’attesa per il proprio destino. Le manifestazioni di Napoli e Palermo, le prese di posizione di vari protagonisti della politica e della scuola in altre regioni, ci dicono che queste ansie sono ancora maggiori a Sud dell’Italia”. E’ quanto sostiene il consigliere regionale del Pd Piero Lacorazza.
“La scuola – aggiunge l’esponente politico – è un pezzo rilevante della ‘questione meridionale’, in questo recinto è guerra per la sopravvivenza. Il Governo non c’è, anzi alimenta questa guerra tra coloro che hanno scelto di far domanda per l’immissione di ruolo, pur sapendo di dover rimanere per un pò di anni lontano da casa, e coloro che hanno scelto di rimanere nella propria terra e continuare a rischiare anche di rimanere fuori o precari a vita nelle scuola. E poi ci sono quelli che hanno scelto di andare incontro ad un concorso per necessità e si vedono ‘bocciati’ anni di esperienza e sacrifici. Avevo già in qualche circostanza espresso forti perplessità sulla debolezza di un progetto educativo sottostante alla cosiddetta riforma della ‘Buona scuola’ ma sinceramente guardavo con speranza alla stabilizzazione di tanti precari. Anzi, pur consapevole delle criticità, credevo che il governo di una riforma complessa in ambito scolastico avrebbe potuto portare assestamenti successivi, in meglio. Invece siamo alla contrapposizione tra chi vuole ritornare a casa (regione di origine) e chi corre il rischio di rimanere a casa, non lavorare più”.
“Nello specifico il tema delle graduatorie ad esaurimento – afferma ancora Lacorazza – sta facendo assumere alla ‘Buona scuola’ caratteristiche cliniche poiché l’esaurimento non è la fine di un giusto e neutrale processo di carriera ma ormai una malattia di un Paese che fugge dalle responsabilità e dal futuro. Si cerchi subito una via che tuteli i diritti di tutti, siano essi insegnanti di ruolo (magari anche giovani e con bassi punteggi) che vorrebbero rientrare a casa, siano essi precari con alti punteggi e anni di esperienza alle spalle che invece avevano affidato alle Gae la speranza di chiudere un precariato ultradecennale; vale più un insegnante di ruolo o un precario?”.

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