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Spopolamento e invecchiamento: le sfide più ardue per i Comuni lucani

Il confronto elettorale che molti comuni lucani affronteranno nel prossimo mese, può e deve essere occasione per innovare alcuni tra i più delicati microsistemi socio-economici e culturali della nostra regione, proponendo nuove visioni e nuovi approcci alla gestione dei beni comuni e dei patrimoni culturali.

A settembre si voterà in 22 comuni lucani (su 131) nei quali, tolta Matera, si attesta un numero di abitanti inferiore a 12.000, senza contare che molti cittadini risultano residenti ma in realtà non vivono sul territorio, quindi abbiamo a che fare con numeri molto inferiori.

Si passa da Craco, Carbone e Cersosimo (meno di 800 abitanti) a Castronuovo Sant’Andrea, San Giorgio Lucano, Accettura, Grottole, Salandra, Acerenza, Corleto Perticara e Filiano (tra 1.000 e 3.000 abitanti circa), fino ad arrivare a Tolve, Irsina, Tursi, Lagonegro, Francavilla in Sinni, Moliterno, Sant’Arcangelo, Senise e Montalbano Ionico (tra 3.000 e 7.500 abitanti). Solo Avigliano supera di poco i 10.000 abitanti (con tutte le sue frazioni, tra le quali anche Lagopesole), mentre Matera vede un fermo immagine con i suoi 60.000 abitanti (circa) da ormai troppo troppo tempo.

Tutti questi Comuni devono porre soluzioni concrete al fenomeno ormai dilagante dello spopolamento, che porta con sé diverse conseguenze difficili da affrontare.

Chi si prende la responsabilità di governare queste Comunità, lo fa sapendo che nei prossimi 10 anni si gioca una partita fondamentale: trovare il modo per contrastare la forza inarrestabile che sta portando la Basilicata a essere una delle regioni d’Europa con il più alto tasso di spopolamento (che viaggia su percentuali annue sempre in crescita), oltre alla scarsa natalità che caratterizza i comuni italiani già dalla seconda metà del 900.

Gli italiani sono la una delle popolazioni più invecchiate al mondo: la Basilicata ha un indice di vecchiaia del 200,5%, di molto superiore alla media nazionale (rapporto tra popolazione oltre i 65 anni e quella tra 0 e 14 anni) e un tasso di crescita dei cittadini residenti con il segno meno (-9,8%) anche questo di molto sopra le altre regioni italiane. I giovani tendono ad emigrare proprio da questi contesti molto invecchiati, in cui le possibilità economiche e sociali risultano più scarse e nei quali non si comprende l’importanza dell’innovazione e della meritocrazia. Non c’è dunque da meravigliarsi se siamo (e saremo ancora) un popolo che gestisce l’esigenza e l’emergenza del presente piuttosto che guardare avanti e investire anche sul futuro.

Secondo l’Istat, nel 2025 (anno in cui teoricamente finirebbe il mandato delle nuove amministrazioni elette a settembre prossimo), la Basilicata rischia di perdere circa 25.000 abitanti!

Che fare allora? Purtroppo, come si suol dire, non esiste una formula magica segreta grazie alla quale arrestare e controvertire questo processo. Errori fatti in passato, scelte poco strategiche e molto egoistiche hanno portato a questa situazione. L’accentramento dei servizi in alcuni centri urbani e l’assenza di investimenti in innovazione sociale, culturale e digitale delle aree periferiche e interne, hanno accelerato un processo di svuotamento che purtroppo caratterizza gran parte dell’Italia. Per non parlare del sistema scolastico-educativo, che sconta ritardi mostruosi e che è rimasto fossilizzato su approcci e metodologie oramai anacronistiche.

Si pensi che nella maggior parte di questi Comuni si potrà contare solo su un massimo di 2 assessori (con compensi da fame), che dovrebbero farsi carico di innumerevoli deleghe per la gestione dell’amministrazione quotidiana e, il più delle volte, si sostituiranno ai dipendenti comunali che non hanno le competenze e l’energia per operare. In questa situazione è facile intuire come sarà impossibile investire tempo sull’innovazione e la sperimentazione di nuovi approcci che aiutino i giovani a restare (o a tornare), che supportino imprese o introducano nuove forme di welfare culturale sui territori. L’emergenza Covid ha dimostrato come i Comuni sono totalmente schiacciati nella gestione dell’ordinario e dello straordinario.

Molti giovani si stanno immolando per coprire le cariche di Sindaco, Assessore e Consigliere,, pensando di poter costruire la loro carriera lavorativa grazie alla politica, ma senza avere più una struttura di partito seria e organizzata alle spalle. Questo meccanismo (ormai insostenibile) rischia di crollare nei prossimi anni, senza garantire dunque un facile ricambio generazionale.

Serve un approccio sistemico, con nuovi modelli culturali e creativi che supportino i Comuni nel loro percorso di rinascita. Se fino a ieri il mantra dello sviluppo turistico era una strada percorribile, oggi ci si rende conto che non può essere raggiunto per tutte le località. Per questo suggeriamo alle prossime amministrazioni di investire in cultura, educazione e creatività, oltre che generare delle collaborazioni pubblico/private virtuose e coraggiose, per valorizzare al meglio i patrimoni e le persone presenti sui territori, immaginando unioni di fatto tra Comuni, per costruire microsistemi socio-culturali che tornino a garantire alcuni servizi di base importanti, anche in forme differenti e innovative, molto più a misura delle giovani generazioni.

Esistono molte opportunità da cogliere, che ad esempio possano proporre la Basilicata (e il Sud Italia) come luoghi da vivere oltre che da visitare. Ad oggi in regione si contano circa 95.000 abitazioni inoccupate: potrebbe sembrare un numero altissimo ma in realtà è poco più del numero di residenti di una strada di New York. Con un lavoro di squadra e un obiettivo condiviso, si potrebbe arrivare a sperimentare forme di ripopolamento che passino attraverso il coinvolgimento di artisti, designer, creativi e innovatori digitali, abbellendo le nostre periferie e i nostri Borghi per renderli ancora più interessanti agli occhi di molti che vogliono sfuggire a stili di vita frenetici e poco salutari. Serve inoltre concludere in fretta il lavoro di infrastrutturazione digitale che a fatica si sta portando avanti, soprattutto per portare la banda larga in ogni comune. Infine servirebbero forme nuove di coinvolgimento civico dei giovani, promuovendo la nascita di cooperative e StartUp sociali che siano in grado di gestire i patrimoni culturali e le risorse naturalistiche della Basilicata, partendo magari da forme innovative di gestione pubblico/privata.

Non basta vendere case a 1 € o introdurre fiscalità di vantaggio ai nuovi residenti. Serve far scattare una scintilla, stimolare un processo. D’altronde la crescita di Matera è stata provocata proprio da artisti e pensatori che hanno innescato un processo virtuoso di contaminazione sul territorio e nei giusti contesti culturali nazionali e internazionali. Non ci si aspetti di trovare soluzioni a effetto immediato, servono visioni e azioni lungimiranti.

Le energie e i talenti non ci mancano, perché la Basilicata è piena di buone pratiche e centri culturali che, se ascoltati e supportati, potrebbero dare il via a questo utopico esperimento di rinascita. Le visioni utopiche sono la cosa migliore su cui possiamo investire nei prossimi anni, perché così si vincono sfide che sembrano impossibili da realizzare, proprio come ci ha insegnato il processo di Matera2019.

Basilicata Creativa è uno dei potenziali attori di questo processo e ha dimostrato in più occasioni di avere la visione e la squadra progettuale giusta per affrontare la nuova programmazione strategica, ma serve allargare il tavolo agli organi regionali, anche per sfruttare le numerose connessioni nazionali e internazionali esistenti, che agevolerebbero questo programma sperimentale di innovazione culturale (oltre che digitale) e di crescita sostenibile dei nostri territori. Molte imprese del Cluster, assieme al CNR all’ENEA e all’Unibas potrebbero dare un importante contributo in tal senso.

Nella nuova programmazione 2021-2027 l’Europa stanzierà molti fondi sulle strategie di smart specialization e sulla costruzione di progetti interregionali, nei quali gli obiettivi primari resteranno una efficace collaborazione tra Organismi di Ricerca, Imprese, Istituzioni e Comunità: tra i 5 obiettivi prioritari dei nuovi Fondi Strutturali c’è il quinto obiettivo che è stato denominato “Europa più vicina ai cittadini”, con l’intento di promuovere lo sviluppo sostenibile e integrato nelle zone urbane, rurali e costiere, permettendo una maggiore personalizzazione delle sperimentazioni a livello locale.

In tal senso il Cluster sta lavorando ad un piano di crescita sostenibile dei settori culturali e creativi in Basilicata per i prossimi anni, poiché sono settori ad alto potenziale di investimento (soprattutto per imprese giovanili) e assolutamente in linea con le strategie di sviluppo territoriale a cui ambisce la nostra regione: nuove tecnologie applicate alla valorizzazione dei patrimoni culturali, nuovi modelli e nuovi strumenti digitali per il monitoraggio e la manutenzione programmata dei Beni Culturali, design digitale e domotica avanzata, nuove professioni del settore media e comunicazione, cinema, teatro sperimentale, cultura e welfare, architettura green, intelligenza artificiale e internet delle cose applicata a settori strategici, nuovi processi per coinvolgere le comunità e promuovere la cittadinanza attiva, nuovi percorsi di formazione e accelerazione delle StartUp innovative e sociali.

Questi sono solo alcuni dei settori che fanno parte di Basilicata Creativa e che il cluster può potenziare nel prossimo futuro. Serve lavorare assieme per generare nuove micro-imprese e nuovi modelli di crescita sostenibile. La Regione Basilicata è già parte attiva di questo processo, così come lo sono molte reti di Comuni lucani. Cercheremo di fare sempre meglio nei prossimi anni e di costruire processi di filiera virtuosi, nei quali però serve un aiuto importante delle comunità e delle amministrazioni locali.

 

www.basilicatacreativa.it

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