Terapia intensiva aperta, primi passi anche in Basilicata

“Nelle prossime settimane istituiremo un tavolo di lavoro con un apposito comitato scientifico al fine di cominciare a costruire un modello sperimentale relativo alle modalità di adozione della terapia intensiva aperta”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla Salute, Flavia Franconi, nel corso della conferenza sulla terapia intensiva aperta organizzata dall’Azienda sanitaria di Matera.
“L’obiettivo – ha detto Domenico Adduci, responsabile della Terapia intensiva del Madonna delle Grazie – è quello di arrivare gradualmente alla istituzione di reparti di terapia intensiva in cui sia consentito il libero accesso dei parenti ai pazienti con patologie particolarmente gravi, per superare il concetto della rianimazione come reparto chiuso ed inaccessibile e migliorare la possibilità dei parenti di accettare la malattia dei congiunti ricoverati e a questi di avere una più efficace risposta alle terapie”.
“E’ un tema importante – ha detto Piero Quinto, direttore generale dell’Asm – perché segna un nuovo approccio alla cura della malattia in cui diventa centrale la relazione umana. Si tratta di una evoluzione scientifica e culturale e un segno di grande civiltà”. Quinto si è quindi detto disponibile ad assecondare la proposta per far trovare la Basilicata pronta ad accogliere il nuovo quadro normativo che si sta predisponendo a livello nazionale.
Nel corso della conferenza sono intervenuti responsabili di dipartimenti di terapia intensiva che già adottano pratiche di apertura. Fra questi anche Alberto Giannini, responsabile della terapia intensiva pediatrica dell’Ospedale maggiore policlinico di Milano.
“Non c’è alcuna evidenza scientifica –ha detto Giannini riportando dati e studi di livello internazionale – sul fatto che i familiari devono essere tenuti lontani dai loro cari ricoverati nei reparti di terapia intensiva. Piuttosto è vero il contrario. Il limite alla presenza dei familiari provoca conseguenze negative non solo ai pazienti, ma anche alle stesse persone a cui viene impedito l’accesso. Evidenze scientifiche dimostrano di come la presenza dei propri cari aumenti le possibilità di guarigione nei pazienti”.
Successivi interventi si sono soffermati sulla importanza di alcuni fattori nella terapia intensiva aperta come una buona comunicazione fra medici e familiari nell’ottica di abbattere ogni barriera e di creare un clima sereno e accogliente. Nel corso della conferenza l’on. Maria Antezza ha presentato i contenuti della proposta di legge a sua firma relativa proprio alla terapia intensiva. “Le norme – ha detto la parlamentare lucana – devono accompagnare questo processo di mettere al centro della salute la persona. Anche il documento del comitato di bioetica nazionale, all’articolo quattro, parla della necessità di rendere le cure più umane. La proposta di legge prevede alcune azioni concrete come, solo per citarne alcune, la possibilità dei familiari di restare accanto ai loro cari fino a 12 ore, 24 per i bambini ricoverati, la formazione degli operatori sanitari, la comunicazione e la formazione. Credo che la Regione Basilicata debba fare da apripista per le regioni del Sud”.
Una proposta subito rilanciata dall’assessore Franconi: “Vorremmo fare tante cose, ma dobbiamo essere concreti. Quella della terapia intensiva aperta è una rivoluzione culturale e come ogni rivoluzione va affrontata con piccoli, ma concreti e rapidi passi. La scienza medica ci dice ormai con grande convinzione che avere un ambiente favorevole aiuta la guarigione. Dobbiamo imparare che non è più sufficiente dare medicine, ma bisogna prendersi cura per intero della persona in tutti gli aspetti, dal linguaggio corporeo a quello verbale. Per queste ragioni occorre raggiungere gradualmente gli obiettivi che ci siamo dati partendo rapidamente da una prima fase: trovare il modo di parlare ai nostri operatori. Da qui la proposta di istituire un tavolo di lavoro, composto anche da esperti, capace di individuare un modello di terapia intensiva aperta adatto alla cultura della Basilicata. La sfida che abbiamo davanti – ha concluso Franconi – è quella di costruire uno studio pilota con cui la regione propone il proprio modello di terapia intensiva aperta. E su questo orizzonte ci muoveremo nelle prossime settimane”.

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