Turismo modello Eco-culturale

“In  Val d’Agri ci sono le condizioni per intercettare nuovi flussi turistici puntando su target di ospiti e visitatori differenti, quali ambientalisti, sportivi, fedeli per il turismo religioso e appassionati di arte, storia, monumenti per il turismo culturale, ricercatori del buon gusto per gli itinerari enogastronomici”. Lo ha sostenuto il consigliere regionale Antonio Autilio (IdV), intervenendo oggi a Marsiconuovo al workshop sul tema “Dal turismo verde al marketing territoriale: risorse, attrazioni e strategie di sviluppo” che si è tenuto nell’ambito del convegno nazionale “Biodiversità e risorse del Parco Nazionale Appennino Lucano”. “Oltre agli attrattori turistici più noti, quali il Pertusillo, Monte di Viggiano, gli scavi di Grumentum, centri storici, chiese e cattedrali, che sono gli elementi caratterizzanti la biodiversità dell’habitat comprensoriale,  il Parco Nazionale Val d’Agri, come testimoniano i dati positivi dell’afflusso turistico della scorsa stagione estiva – ha aggiunto – è diventato, nonostante la sua breve esperienza, un ulteriore richiamo, come ci auguriamo diventi presto il Parco dell’Energia che sarà finanziato con le royalties e che è ancora in attesa di essere definito negli aspetti progettuali e di contenuto. Anche le strutture ricettive, alberghiere e di servizi, gli agriturismi sono notevolmente migliorati in qualità ed offerta di ospitalità, oltre che in quantità di posti-letto per poter ospitare gruppi e comitive numericamente più consistenti. C’è comunque bisogno – ha evidenziato Autilio – di accrescere ulteriormente la ricettività, non solo in quantità ma anche in qualità con alberghi a quattro stelle, i servizi e di realizzare altre strutture per il tempo libero e per rispondere alle esigenze specifiche dei giovani. Il modello di turismo da promuovere, specie rafforzando i consorzi tra operatori, albergatori, ristoratori e tour operator, non può che essere quello culturale ed ambientale. La tendenza a ridurre il periodo di vacanza, come confermano gli esperti, agevola il turismo culturale che ha la caratteristica di una permanenza di 2,5-3 giorni e quella del cosiddetto turismo di vicinanza attraendo visitatori da regioni limitrofe. Basti pensare che il Pil del turismo culturale sul totale del Pil dell’economia turistica italiana pesa il 33%, con un valore pari a 54 miliardi di euro. Questo valore è inferiore rispetto al 39% della Spagna (pari a 79 miliardi di euro) ma superiore al 28% del Regno Unito (pari a 57 miliardi di euro) e al 31% della Francia (pari a 65 miliardi di euro). E’ il rapporto di Federturismo, su “Arte, turismo culturale e indotto economico” a darci utili indicazioni. Dal rapporto emergono la ricchezza del patrimonio artistico-culturale nazionale, rispetto ai principali competitor europei, e le opportunità derivanti dal settore dell’arte come fonte di generazione di valore per il settore dell’industria creativa, per il turismo, in particolare quello culturale, e per l’economia italiana nel suo complesso. Dall’analisi emerge che il nostro Paese può sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile nei settori legati alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale. Questo tema assume maggiore importanza se si pensa che l’Italia possiede il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, con circa 2.000 aree e parchi archeologici e con 43 siti Unesco. E’ evidente quanto nel nostro Paese ci sia molto da lavorare per sviluppare un rapporto più stretto fra industria turistica e patrimonio artistico e culturale.
Quali le opportunità per lo sviluppo del settore? Quali perciò le prospettive?  E’ auspicabile – ha affermato Autilio – che vengano indirizzate risorse istituzionali e finanziarie, pubbliche e private, in ottica di Public and Private Partnership (basti pensare alle straordinarie attività e potenzialità del sistema delle Fondazioni Bancarie in Italia) in modo più efficace e coordinato.

Investendo sui settori primari è, infatti, possibile dare avvio a un processo virtuoso che coinvolgerebbe, con ricadute positive, anche settori sinergici quali infrastrutture, artigianato, industria ed altri servizi. Sono identificabili molte possibili opzioni strategiche di rilancio, tra cui:
1.    Lo sviluppo della fruizione museale (Museo e Parco Archeologico Grumentum), gestendo orari di apertura e servizi collegati, in particolare sviluppando le potenzialità offerte dal mercato del merchandising museale. Tale mercato presenta un trend positivo di crescita ma solo il 24% dei siti statali possiede al suo interno un bookshop

2.    La possibilità di avviare un piano di sviluppo del settore del turismo culturale, al fine di incentivare e rivalutare il patrimonio artistico e svilupparne l’indotto collegato.
3.    L’applicazione di nuove tecnologie a supporto della cultura lungo tutta la catena del valore e l’implementazione di eventi culturali sul territorio, che possono generare anch’essi impatti economici positivi e incrementali.
Emergono dunque – ha concluso –  enormi potenzialità di crescita non ancora sfruttate e sarà perciò indispensabile utilizzare in maniera sinergica e in una logica di stretta filiera il rapporto fondamentale che esiste in Italia fra patrimonio artistico e culturale e industria turistica, anche in vista degli sviluppi del progetto Industria 2015, che dedica all’innovazione nel campo dei beni culturali uno specifico progetto e risorse finanziarie. Per queste ultime diventa essenziale ricalibrare i programmi di spesa e i bandi del P.O. Val d’Agri”.

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