Tutto pronto a Melfi per la “Pentecoste 2014”

E’ una delle più antiche rievocazioni del Meridione di Italia. E’ l’unico evento che si celebra in onore dello Spirito Santo. Così a Melfi riecheggia la voce della storia con “La Pasqua di Sangue”: un evento giunto ormai alla 486° edizione che si terrà il 7 e l’8 giugno.
La Città federiciana rivivrà una straordinaria pagina di storia sulla lotta fra Francesi e Spagnoli per il predominio nel Regno di Napoli durante il XVI secolo. Una storia, dunque, che parla di “Ronca Battista”, dell’assedio della città da parte delle truppe del “Lautrench” e del conseguente incendio del borgo. Così il mito diventa memoria storica tanto da trasformarsi in un evento imperdibile.
“E’ sempre più difficile credere in una coscienza collettiva in cui ritrovare un minimo di valori condivisi”. Per il primo cittadino, Livio Valvano “da 486 anni a Melfi, la ricorrenza della Pentecoste rappresenta un punto di orientamento nel tempo, con cui i melfitani si ritrovano per affermare la volontà di resistere alle avversità che minacciano la crescita della comunità”.
Per Valvano “i fatti drammatici della Pasqua del 1528, che hanno costretto il popolo melfitano a pagare un prezzo altissimo nella contesa tra dominatori stranieri, ancora oggi suscitano nell’immaginario collettivo forti sentimenti, tutti convergenti in un unico sentire: l’orgoglio di appartenere ad una comunità ambiziosa, consapevole delle risorse di cui dispone e delle capacità dei suoi figli, desiderosa di competere. Ingredienti della forte identità della comunità melfitana che, a volte, inciampa nella vivace competizione interna non riuscendo a cogliere le opportunità di sviluppo che lo scenario competitivo esterno consentirebbe. Ma Melfi è capace di rialzarsi, di fare quadrato su stessa, di guardare al futuro con la generosità e la laboriosità dell’artigiano che crea, che costruisce, che produce valore non solo per la sua famiglia – ha concluso Valvano – ma per un’intera comunità che in questi due giorni con gioia si ritrova fraternamente unita”.
UNA STORIA TRAMANDATA CHE PARLA DI RONCA BATTISTA
In quell’epica giornata di sangue giganteggia la figura di Giovan Battista Cerone. “Un boscaiolo – precisa il Presidente della Pro Loco, Tommaso Bufano- che non perde un solo attimo ed afferra i due bambini e la moglie e li accompagna verso l’unica porta che potrà garantire una via di fuga. Lui è in attesa dello scontro finale. La breccia è ormai aperta. Gli attaccanti affluiscono in massa fra urla, frastuoni e spari facendo scempio dei popolani. Ma di fronte a loro si staglia all’improvviso l’imponente figura del boscaiolo. Unica sua arma, oltre il coraggio, lo strumento del suo mestiere: la ronca. Il suo aspetto è nel contempo fiero, minaccioso e terribile. La forza del suo braccio è pari alla forza sterminatrice della folgore. Ovunque egli spezza, recide ed uccide. Il sangue dei francesi si confonde con quello dei melfitani trucidati. Poi l’eroe cade colpito alle spalle stringendo nel pugno la sua ronca. La figura di questo boscaiolo sfocia ormai negli ambiti della leggenda”.
PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE
Tutto pronto per “La Pasqua di Sangue” a Melfi. La manifestazione prenderà il via sabato (7 giugno) alle ore 17.30 in Corso Garibaldi (Porta Venosina) con l’accampamento rinascimentale a cura dell’associazione “Bardulos” e Fieramosca di Barletta e Trombonieri Senatore di Cava dei Tirreni. Alle ore 18 l’annuncio della manifestazione lungo le vie del borgo medievale da parte della banda musicale, gruppi di musici e sbandieratori, trombonieri e combattenti spagnoli e francese. Alle ore 20,30 l’assedio di Melfi e la rievocazione dell’episodio di Ronca Battista con l’incendio delle mura e presa della Città da parte delle truppe francesi. Alle ore 22 in Piazza Duomo 100 combattenti del Gruppo Trombonieri “Senatore Cava dei Tirreni” e “Gruppo spadaccini Bardulos” di Barletta.
La notte di domenica (8 giugno) prenderà il via il percorso della banda musicale attraverso le vie della Città. Alle ore 4 partenza alla volta della Chiesa dello Spirito Santo. Alle ore 7 Santa Messa celebrata dal Vescovo di Melfi, S.E. Mons. Gianfranco Todisco. Alle 8,30 processione di San Michele a cura della Confraternita Santa Maria ad Nives e della Pro Loco Federico II. Alle ore 9,30 rientro della processione in Città. Alle ore 10, dal Piazzale della Stazione, partenza del Corteo Storico. In Piazza Duomo, alle ore 11.30, spettacolo dei gruppi partecipanti al corteo storico. A seguire in Piazza Umberto I arrivo del corteo storico con l’accampamento del carro con la statua della SS. Trinità e di San Michele nella Chiesa di S. Maria ad Nives. Alle ore 16 in Piazza Duomo esibizione degli sbandieratori delle Città di Assisi, sbandieratori Città di Carovigno e Città della Cava. Spettacolo del gruppo storico “I Fieramosca” di Barletta
Alle ore 18 premiazione dei gruppi degli sbandieratori. Alle 19 Celebrazione Eucaristica in Cattedrale. Alle ore 19.45 Giuramento del Sindaco e dei nobili di Melfi nelle mani del Cardinale Francesco Doria. Alle ore 20.30 l’assedio, la presa e l’incendio del Maniero. Alle ore 22 chiusura della manifestazione, dell’accampamento rinascimentale e dell’accampamento dei mercenari.
Un po’ di storia …
E’ un evento che si ripropone ogni anno per rievocare, fin dal 1528, il conflitto tra i francesi di Francesco I e gli spagnoli di Carlo V, per il dominio del Regno di Napoli. L’esercito francese era al comando di Odet de Foix, Visconte di Lautrec, già maresciallo di Francia dal 1511. Egli si rese protagonista, infatti, del sanguinario assedio della Città, e responsabile del massacro di oltre 3mila persone, fatto passato alla storia come “La Pasqua di Sangue”. I primi attacchi alla Città, il 22 di marzo 1528, ebbero esito negativo per le armi francesi che contarono più di un centinaio di morti. Durante la notte arrivarono i rinforzi richiesti, tra cui le famigerate Bande Nere guidate da Orazio Baglioni, e diversi pezzi di artiglieria che risultano determinanti per la presa della Città. Dopo l’infame eccidio di armati e di popolani, le truppe francesi costrinsero il principe di Melfi, Giovanni III Caracciolo, che si era asserragliato nel Castello con i suoi fedelissimi, ad arrendersi per aver salva la vita. La Città, saccheggiata e bruciata, fu abbandonata dai circa 6mila superstiti che si rifugiarono nella selva dello Spirito Santo, sul Monte Vulture, e qui vi rimasero fino all’arrivo degli spagnoli liberatori. Gli spagnoli, promulgarono due editti del Re Carlo V: il primo invitava le popolazioni delle Città limitrofe a trasferirsi a Melfi; il secondo, proclamando la Città fedelissima, esentava i suoi abitanti dal pagamento delle tasse per un periodo lungo di 12 anni.
Angela Scelzo

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