Violenza sulle donne: Vittima di Chiaromonte

Teatro dell’ennesima violenza ai danni di una donna ancora le mura domestiche. Protagonista questa volta della triste vicenda una donna originaria di Chiaromonte, località della provincia di Potenza,  costretta a subire da anni continue vessazioni da parte del marito, con il quale viveva a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma.  Stessa scena che oramai si ripeteva da tre lunghi anni, ma che finalmente ha avuto un epilogo diverso. Il carnefice è stato arrestato dai carabinieri del posto e per lui si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. L’unica colpa della vittima è stata quella di non voler subire l’ennesimo rapporto sessuale non consenziente richiesto dal marito, tornato, ancora una volta a casa, ubriaco. Al rifiuto della moglie, l’uomo l’ha aggredita, picchiandola violentemente nel garage della propria abitazione. L’aggressore, armato di macete, si è poi chiuso in casa con i due figli, di 12 e 14 anni. All’arrivo, i carabinieri, avvisati dal padre dell’uomo, hanno trovato i ragazzi completamente terrorizzati e l’uomo che a stento riusciva a reggersi in piedi. La donna, quando i militari sono scesi in garage, era ancora tra le braccia della madre. Il suo volto tumefatto dalle percosse del marito. Gli occhi pieni di lacrime e paura. Quella stessa paura che per tanto tempo non le aveva permesso di trovare il coraggio per denunciare quell’uomo che minacciava di uccidere lei e la sua famiglia. Episodi di violenza non nuovi alle forze dell’ordine che tra gli atti avevano un esposto anonimo che segnalava continue grida provenienti da quella casa. La donna era costretta a subire violenze di ogni genere, ma senza la sua denuncia i carabinieri della tenenza di Guidonia Montecelio nulla potevano contro l’uomo. Una scelta difficile, che viene fatta solo dal 7% delle donne. La vittima è stata, poi, trasportata all’ospedale di Tivoli. I medici del nosocomio hanno giudicato le ferite guaribili in 20 giorni. Quelle fisiche. Quelle dell’anima, purtroppo, impiegheranno più tempo a rimarginarsi. Forse non guariranno mai. Ferite profonde con le quali lei, così come milioni di altre donne, dovrà imparare a convivere. Di quelle che lasciano un segno indelebile, che nessuna pena, nemmeno l’ergastolo, potrà mai cancellare.

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