Al via al Nazareno, la Direzione nazionale del PD

Inizia con la Direzione di oggi pomeriggio la lunga fase di ricostruzione del Pd dopo la disfatta del 4 marzo. Si partirà dalle dimissioni di Matteo Renzi; sarà Matteo Orfini a leggere la lettera di dimissioni dell’ormai ex segretario: “Una lettera molto semplice nella quale si prende atto del risultato e si danno le dimissioni”, ha spiegato ieri il presidente dem.

Da lì si partirà per discutere la nuova fase del partito affidata in questo delicatissimo passaggio al vicesegretario Maurizio Martina, come previsto dallo Statuto, fino all’Assemblea, intorno al 15 aprile. “Sul nuovo segretario – ha spiegato Renzi in un’intervista al Corriere della Sera – deciderà l’Assemblea. Rispetteremo la volontà di quel consesso. Sui nomi non mi esprimo; anche perché sono tutte persone con cui ho lavorato per anni”.

Renzi, che non dovrebbe partecipare alla riunione, ha chiarito che non intende uscire dal Pd, smentendo di volerne fondare uno nuovo come ipotizzato da alcuni retroscena: “Di partiti in Italia ce ne sono anche troppi. Io sto nel Pd in mezzo alla mia gente. Me ne vado dalla segreteria, non dal partito”.

Sarà quindi l’Assemblea, alla metà di aprile, che dovrà decidere se indire le primarie e la fase congressuale – opzione che però non sembra avere grosso seguito tra i dem – o nominare un nuovo segretario per traghettare il partito fino al 2019, quando si terranno le elezioni europee, o fino alla fine del naturale mandato, nel 2021. I nomi che circolano sono diversi, ma quello di Graziano Delrio appare in pole position.

Ma il tema al centro della Direzione di oggi saranno le consultazioni al Quirinale. Il segretario dimissionario non salirà al Colle: “Il Pd ha sempre mandato al Quirinale i due capigruppo, il presidente e il reggente. Non vedo motivi per cambiare delegazione”.

Il Pd ha già fissato una linea che è fortemente maggioritaria: il partito starà all’opposizione. A ribadirlo è stato ieri Matteo Orfini, secondo il quale l’accordo con i Cinquestelle “non esiste in natura”. Anzi, una scelta di questo tipo rappresenterebbe “la fine del Pd”. “Da quello che abbiamo visto in cinque anni di attività parlamentari Lega e M5s sono sovrapponibili più di qualsiasi altra forza che è stata in Parlamento. Detto questo, noi non faremo l’opposizione come l’ha fatta il Movimento 5 stelle, valuteremo con responsabilità i singoli provvedimenti”.

Conferma oggi Renzi al Corriere: “Non esiste governo guidato dai Cinque Stelle che possa ottenere il via libera del Pd. Abbiamo detto che non avremmo mai fatto il governo con gli estremisti, e per noi sono estremisti sia i Cinque Stelle che la Lega. L’unico modo che hanno per fare un governo è mettersi insieme, se vogliono. Facciano il loro governo, se ci riescono. Altrimenti dichiarino il loro fallimento. Noi non faremo da stampella a nessuno e staremo dove ci hanno messo i cittadini: all’opposizione”.

Fonte: www.democratica.com

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