A Potenza, le riflessioni di Roberto Giachetti con il libro Sigaro, politica e libertà

Ieri, a Potenza, un incontro di altri tempi, in occasione della presentazione del libro Sigaro, politica e libertà, tra simpatizzanti del Partito Democratico.
L’autore non ha scritto il libro, ma subendo una metaforica violenza, ha raccontato aneddoti della sua vita
politica allo scrittore Alberto Gaffuri. Un sapiente collage, uno spaccato della vita politica di quarant’anni,
che racconta il vero spirito libertario del nostro personaggio.
Un Giachetti anticonformista, fuori dai ranghi dell’etica, ma fortemente convinto della coerenza del suo
pensiero. Racconta con trasporto il pensiero dello scomparso Pannella, che era come Giachetti, contrario a
scrivere qualsiasi libro, che sicuramente avrebbe trovato qualsiasi editore pronto a pubblicarlo, convinto
fosse sufficiente tutto quello prodotto dalla sua attività politica.
Ricorda anche la sua adolescenza, dove fino a 16 anni ha svolto attività di chierichetto nella locale chiesa di
Roma, ma che ha subito un radicale cambiamento prima svolgendo attività di rappresentante d’istituto, per
poi frequentare il locale circolo di partito. Da lì una frequentazione continua e costante, con impegno e ruoli
sempre di maggiore rappresentanza, per giungere a quello di Vicepresidente della Camera dei Deputati e
candidato sindaco alla città di Roma.
Scopriamo un’analisi, forse anche più serena, della sua candidatura a sindaco. Senza voler polemizzare con
la sindaca Raggi, chiarisce che gestire un’amministrazione come quella di Roma è sicuramente complesso.
Non comprende come, però, si sia scelto di voler rinunciare alla candidatura della città di Roma alle
Olimpiadi del 2024, mentre Torino si presenta a candidarsi alle Olimpiadi Invernali. Rinunciare a quelle
opportunità che avrebbero creato delle condizioni di dinamismo, di opportunità ed investimento.
Sulla rinuncia ai privilegi della sua carica istituzionale, ha precisato di aver rinunciato all’appartamento di
servizio, all’auto blu (si muoveva nella città di Roma con una moto), ricordando divertenti testimonianze
legate alla difficoltà di raggiungere le sedi istituzionali presidiate dalle forze dell’ordine, che non
consentivano il passaggio consentito alle sole auto blu.
O la rinuncia alla cravatta, indossata nelle occasioni istituzionali e nel ruolo di vicepresidente, non per
mancanza di rispetto, ma per essere sempre sé stesso.
Uomo libero, anticonformista per eccellenza, battutosi per le battaglie politiche anche con soluzioni estreme
(ha per ben due volte fatto lo sciopero della fame), ma genuino e un uomo di spessore culturale.
Una piacevole sorpresa, che ha tenuto banco per circa un’ora e mezza, ad un nutrito gruppo di
rappresentanti della società civile e simpatizzanti. Chapeau.
                                                                                                                                  Natale Lucarella

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