A San Severino Lucano conclusa la XVI edizione del Festival “Strozzi”

Al Palafrido di San Severino lucano si è svolta la sedicesima edizione del Festival Gregorio Strozzi. Iniziativa culturale che vuole ricordare il musicista e compositore a cui San Severino Lucano ha dato i natali nel 1615.
Un programma culturale connubio perfetto tra musica e teatro durante la quale si è parlato della musica e dei musicisti del 1600 e si è ricordata l’opera di Strozzi. Una delle numerose figure che riempiono il libro della musica del Rinascimento italiano, che compì i suoi studi musicali con Girolamo Frescobaldi e in seguito si trasferì a Napoli dove si perfezionò
con Giovanni Maria Sabino, maestro di cappella della Santa Casa dell’Annunziata, fu ordinato sacerdote e nel 1634 venne nominato secondo organista all’Annunziata, posto che mantenne fino al 1645, quando fu chiamato a ricoprire la carica di cappellano ad Amalfi.
L’opera di maggiore interesse nell’ambito della produzione di Strozzi è “Capricci da sonare cembali et organi”, concepita nella tradizione della cosiddetta scuola “cembalo-organistica” napoletana. Stampata in partitura comprende 3 capricci veri e propri, 3 ricercate, 3 sonate, 4 toccate, 3 gagliardi, 1 madrigale diminuito, 8 correnti, 2 balletti, 1 ballo e 3 serie di var., vale a dire quasi tutti i generi di musica per tastiera del tempo.
Accanto alla musica classica si è fatto spazio il teatro della compagnia Scena Verticale che ha messo in scena “Re Pipuzzu fattu a mano”
Un viaggio che ha accompagnato lo spettatore in una dimensione tra l’onirico e il reale e raccontato una simpatica fiaba calabrese. “La musica classica è alla base della nostra cultura, dice il sindaco Franco Fiore, e noi siamo orgogliosi di avere un nostro concittadino che ha scritto testi di musica colta. Ogni anno con il Festival vogliamo ricordare questo importante musicista e regalare emozioni a chi partecipa, quest’anno abbiamo scelto di unire alle note al teatro per ampliare ancora di più l’offerta e in un luogo contenitore culturale a 360 gradi. Ci auguriamo che il ricordo dei nostri antenati sia lo sprone per i nostri giovani a studiare e approfondire i vari linguaggi artistici.”

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