Acqua ed energia, croce e delizia della Basilicata

Sono questi i momenti in cui si parla di acqua e energia, due aspetti che dovrebbero essere nel cuore della gente e nei pensieri della politica, per questi importanti elementi, indispensabili alla vita di ognuno di noi, tra qualche giorno si decide con referendum popolare. Le componenti politiche non si entusiasmano più di tanto, mentre la disinformazione è totale. Difatti stando agli spot annunciati nelle piazze, appare che il giorno dopo il referendum, a seconda del risultato, o non si pagherà più la bolletta dell’acqua o, dai rubinetti non uscirà più acqua. Ma non è la disinformazione il senso del discorso: mentre da una parte si pongono quesiti che fondatamente sono da ritenere importanti e condivisibili, la politica della nostra regione gestisce acqua ed energia con risultati che sono catastrofici, non vi è alcuna capacità sostanziale, si scialacqua, non vi è nessuna strategia reale. Se è questa la politica sulle risorse idriche ed energetiche della nostra regione non ci sono quesiti e referendum che possano cambiare lo stato delle cose. Eppure, le due risorse messe insieme fanno una grande ricchezza, sempre disponibile ed abbondante, che sono quelle delle energie rinnovabili e, tutto sommato nella nostra splendida regione abbiamo l’una e l’altra, acqua e di conseguenza, potenziale energia. Si pensi, solo ad uno degli esempi di cattiva gestione di un bene primario; una centrale idroelettrica costruita circa 10 anni orsono, a pochi chilometri dalla nostra città, ultimata e mai entrata in funzione, doveva produrre energia da immettere nel circuito della rete elettrica con un ricavo stimato in oltre 700.000 € l’anno. Quest’opera avviata con gli entusiasmi e le prospettive del progetto innovativo, che avrebbe risolto grandi problemi, poneva le basi della sostenibilità ecologica in un contesto quale la diga del San Giuliano, Oasi faunistica. I lavori per la realizzazione della centrale andarono avanti con sollecitudine, con spese per svariati milioni di euro, ma a fronte di tali capitali, mai, neanche un lumicino è stato acceso con l’energia prodotta da questo gioiello della tecnologia delle energie rinnovabili. Una centrale idroelettrica che non ha mai funzionato e, come spesso accade, dimenticata tanto che oggi non se ne parla più e non si comprende il perché di tali ritardi e dello sciupio di capitali così ingenti. Di così delicati aspetti, i tanti sensibili all’ambiente, i tanti che oggi si mobilitano giustamente per un mondo migliore e soprattutto pulito, dovrebbero guardare dentro casa, a pochi chilometri dalle loro abitazioni, in un habitat che consuma energia e che, certamente non è quella pulita della centrale idroelettrica che giace dormiente nell’oasi del San Giuliano. In questo approssimativo sistema, ci si appresta a votare un referendum sull’acqua bene pubblico inalienabile, concetti di base che trova tutti d’accordo, ma non nella sua gestione che come è visibile qui ha mille falle. Sono evidenti i controsensi, nella nostra provincia, dove da tempo queste risorse sono svendute, dissipate e procurano solo occupazione clientelare, dove la vera risorsa è solo per pochi, quella visibile negli alti stipendi dei tanti vertici aziendali e dirigenti. A questo si aggiunga che misteriosi sono i dati sull’inquinamento della risorsa acqua, cifre che diventano contrastanti ed oggetto di discussione. L’aspetto ambientale della nostra risorsa acqua, generata della preoccupante moria della fauna ittica, dall’inquietante situazione dell’inquinamento, dal riversamento di liquami d’ogni genere nei corsi d’acqua, dal torrente Gravina che emana miasmi puzzolenti, sembra debba essere del tutto tralasciata; intanto al pressapochismo è lasciato il servizio idrico che vede ancora zone ed attività produttive non ancora servite dall’acqua bene pubblico, rifornito ancora con le autobotti. Si incominci a dare risposte certe e concrete sullo sciupio che nella regione Basilicata viene fatto della risorsa inalienabile che paghiamo a caro prezzo, che si comincia a parlare di questo, per poi passare alle opere mastodontiche ed a volte inutili rimaste incompiute, dove la politica regionale che dovrebbe dare priorità a tali importanti aspetti, non mostra la benché minima sensibilità ambientalista.

Adriano Pedicini Consigliere PDL

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