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Alla Biennale delle Memorie omaggio a Ernesto De Martino

A 50 anni dalla morte dell’antropologo Ernesto De Martino, la sua eredità culturale e intellettuale verrà celebrata con oltre una decina di iniziative che coinvolgeranno tra l’altro Matera, Perugia, Cagliari e Napoli.
Ieri la figura di De Martino e il valore dei suoi studi sono stati al centro dell’incontro che Sandro Cappelletto, presidente del comitato scientifico della Notte della Taranta e studioso della musica, ha tenuto a Matera.
Alla Casa Cava, nell’ambito delle iniziative dell’anteprima della Biennale delle Memorie che si è conclusa ieri, domenica 27 settembre, Cappelletto ha raccontato anche per immagini una realtà che appartiene alla cultura salentina, ma contiene in se’ gli elementi del mito.
Attraverso le immagini del documentario “La Taranta” di Gianfranco Mingozzi con testi di Salvatore Quasimodo (1961), Cappelletto analizza un fenomeno nel quale De Martino si era calato con il suo viaggio nel 1959, in preparazione del libro “Terra del riscatto”. Nelle straordinarie immagini in bianco e nero, Mingozzi descrive un fenomeno che aveva avuto origine già nell’VIII secolo e che ha permeato la cultura di generazioni non solo della Grecia salentina. Parlando del tarantismo, Cappelletto, lo ha descritto come un elemento culturale che oggi, però, è del tutto scomparso. “La memoria – ha aggiunto Cappelletto – così, diventa uno dei beni più preziosi che abbiamo – e citando Alberto Barberio ha proseguito – e impedisce che la macina della storia faccia il suo lavoro”.
L’elemento cronologico, nel frattempo, è intervenuto a modificare la storia e così Cappelletto giunge ai giorni nostri, alla celebre Notte della Taranta che del fenomeno originario non contiene più nulla, essendosi trasformata in una realtà mediatica, economica, spettacolare. Una realtà che oggi coinvolge anche le istituzioni che devono, però, essere in grado di fare un passo indietro, riconoscendone l’autonomia culturale. Il tarantismo raccontato nel documentario di Mingozzi nel 1961 oggi non esiste più, ha concluso Sandro Cappelletto, ma resta il valore antropologico e sociale che, oltre a De Martino, colpì anche Pier Paolo Pasolini che nel 1975 a Calimera ascoltò la pizzica, scoprendo una vera e propria esplosione di vita. Il regista de ” Il Vangelo secondo Matteo”, poco prima della sua morte, si mosse lungo il filo del mito e attraversò il fenomeno del tarantismo, ormai verso il suo declino.
Cappelletto, infine, cita la testimonianza di don Pietro, parroco della chiesa di S. Paolo dove le donne in preda al tarantismo venivano condotte per essere salvate (come mostrato nel celebre documentario). Il sacerdote, parlando di questo fenomeno e della conseguente alienazione cui si giunge, lo paragona agli effetti degli attuali rave party. Il tarantismo, dunque, non è scomparso del tutto, ma è stato vittima di un trapasso culturale.

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