Ancora da chiarire la vicenda della morte di Saturno

Una settimana fa Carlo Saturno, un ragazzo di Manduria che stava scontando in carcere una pena per furto, è stato trovato nella sua cella, appeso per il collo ad un lenzuolo, ma ancora in vita. Ieri la macchina che lo teneva in vita è stata staccata.

La Procura non ha mai avuto dubbi sul tentativo di suicidio da parte del ragazzo, ma i suoi familiari non la pensano così. Ora i pm inquirenti hanno aperto un’inchiesta ipotizzando, a carico di ignoti, il reato di istigazione al suicidio e non di omicidio, disponendo l’autopsia sul corpo del ragazzo e dando disposizione di acquisire la documentazione dal carcere di Bari.

Il ventiduenne, il giorno prima del suicidio era stato arrestato in flagranza di reato a cui si erano aggiunti oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, in quanto vi era stata anche una colluttazione con alcuni agenti. In seguito all’arresto il ragazzo era stato messo in cella di isolamento.

Gli inquirenti hanno disposto l’identificazione degli agenti con i quali il ragazzo avrebbe avuto la colluttazione per poterli ascoltare e procedere ad una ricostruzione dell’accaduto. Saranno sentiti anche i poliziotti che erano in servizio il giorno del suicidio. La famiglia, intanto, ha presentato tramite il proprio legale, l’avvocato Tania Rizzo, una denuncia contro ignoti, convinti che Carlo non si sia suicidato ma sia stato ucciso. Anche il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta, ha disposto un’inchiesta amministrativa per far luce sulla vicenda.

Mariateresa Cotugno

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