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Banda Larga; Coluzzi (Società dell’Informazione): “Fare i distinguo”

In merito alle problematiche connesse alla banda larga di cui tanto si parla in questi giorni, il dirigente dell’Ufficio Società dell’Informazione del Dipartimento Presidenza della Giunta, Nicola Coluzzi, responsabile della linea II.2.1.A dell’asse II, puntualizza che “quando si parla di Digital divide è d’uopo fare un distinguo tra quello di I generazione, caratterizzato da una velocità che arriva a 7 Mbps, e quello di II generazione, con una connettività che raggiunge i 20 Mbps”.

“In Basilicata, nel 2009, le aree in Digital divide (di I generazione) erano ancora 70. La Regione – spiega Coluzzi – ha inteso colmare tale gap mettendo in atto una politica per il superamento del Digital divide all’interno di una più ampia strategia sulla Società dell’Informazione denominata “No Digital divide”. Il completo ed esaustivo documento derivatone è stato poi approvato dalla Giunta Regionale con DGR 856 del 12/05/2009, cui hanno fatto seguito una serie di convenzioni con il Ministero dello Sviluppo Economico e con Infratel Italia (società in house del Ministero), tradottesi nella realizzazione del collegamento in fibra ottica di venti centrali telefoniche, allestite con dispositivi digitali. Un’accelerazione alle suddette attività – aggiunge il dirigente – è stata impressa con la pubblicazione del bando regionale del 2/12/2011; l’obiettivo era quello di abilitare tutti i territori alla banda larga, qualificando quindi le centrali telefoniche con fibra ottica o altri mezzi trasmissivi idonei, quali ponti radio. Due le fonti di finanziamento: fondi Feasr, attestati al Dipartimento Agricoltura e destinati all’infrastrutturazione di alcune aree oggetto di intervento, e fondi Fesr, con i quali coprire un terreno più ampio, spingendosi fino al servizio finale e coprendo, dunque, l’ultimo miglio. Per quest’ultimo lavoro è stato necessario notificare l’aiuto di Stato alla Commissione Europea, autorizzazione avuta nel corso del 2012, e richiedere la partecipazione finanziaria dell’operatore di telecomunicazione vincitore dell’appalto, Fastweb Spa, al quale non potrà essere riconosciuto un finanziamento superiore al 70% del costo dell’intervento. I lavori, iniziati nel 2013, prevedono la consegna dell’intera infrastruttura per la fine del 2014”. Questi i dettagli dell’opera in fieri: “circa 320 km di nuove infrastrutture da realizzare, circa 300 km di infrastrutture esistenti ma da acquisire ed adeguare, circa 650 km di posa di cavi e fibra ottica, circa 300 km di infrastruttura Fastweb messa a disposizione dei progetti, 56 aree da collegare e 43 comuni interessati.

Diverso, invece, il corso e l’esito del capitolo Banda ultra-larga, ormai noto come “Grande Progetto” che, utilizzando circa 70 milioni di euro, di cui circa 53 provenienti dal Programma Operativo FESR 2007/2013 e il 30% a carico dell’operatore di telecomunicazione, si poneva come obiettivo assicurare Internet veloce e superveloce, ossia una connettività di almeno 30 Mbps a tutta la popolazione e 100 Mbps per il 50% dei lucani.

Ma a giudicare dall’esito della gara, andata deserta, la realizzazione delle infrastrutture di posa, i cavidotti, e dei portanti ottici per l’implementazione di reti di accesso a banda ultra-larga, meglio note come NGAN, nasconde non poche difficoltà. Le criticità emerse in una serie di incontri preliminari con l’Autorità di Gestione e il MISE – dice ancora Coluzzi – sono confluite nel verbale dagli stessi sottoscritto in data 21/01/2014. Tra i deterrenti del fallimento della gara, in primis, la compartecipazione finanziaria richiesta all’operatore; in secondo luogo la densità della popolazione in Basilicata oltre ad essere piuttosto bassa, risulta concentrata perlopiù nei due capoluoghi di provincia, aree a maggior probabilità di utilizzo della banda ultra-larga ma che, non rientrando nelle “aree bianche”, non possono usufruire degli aiuti di stato in materia. Infine, i piccoli centri che avrebbero favorito il raggiungimento della quantità di popolazione utile a rispettare gli indici comunitari richiedevano un tipo di intervento poco remunerativo, nonostante il sostegno dello stato. Ne deriva la necessità di rimodulare il Grande Progetto e individuare altre azioni da attivare velocemente nell’ambito dell’Agenda Digitale di Basilicata”.

 

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