Bari 92 arresti eccellenti. Decapitati due clan storici

Bliz antimafia a Bari, 92 presunti affiliati a due cosche mafiose Di Cosola e Straglia sono finiti in manette. La vasta operazione ha richiesto l’impiego di oltre 600 agenti di polizia. L’operazione intanto esce dai confini baresi e le indagini, le perquisizioni e gli arresti coinvolgono anche Milano, Novara, Udine, Milazzo, Foggia e Cerignola. In conferenza stampa a Bari, presente anche il Procuratore Nazionale Antimafia il dottor Pietro Grasso, che ha spostato l’attenzione della vasta operazione sulle finalità sociali e di sicurezza implice all’azione. Ingenti quantià di droga (circa 40 kg), armi (pistole e due fucili Kalashnikov) tra il materiale ritrovato nelle perquisizioni e sequestrato. Oltre al boss Antonio Di Cosola (già detenuto) a cui è stato notificato il prvvedimento restrittivo, tra gli altri a cui è stato notificato anche i due capiclan della famiglia Stramaglia, in ‘guerra’ con i Di Cosola: Michele Stramaglia (figlio del boss Michelangelo, ucciso in un agguato nel 2009) e Giuseppe Barbetta. Le famiglie Di Cosola e Stramaglia sono state protagoniste negli ultimi anni di numerosi episodi di sangue legati al controllo esclusivo dei traffici di droga sul territorio. Tra gli episodi contestati vi sono anche estorsioni ai danni di imprenditori edili e di titolari di frantoi oleari, incendi e numerosissimi episodi di spaccio di droga. Nel corso delle indagini gli uomini della squadra mobile, diretti da Fausto Lamparelli, sono riusciti a monitorare anche diversi episodi di sangue. I 92 provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, che ha accolto le richieste dei pm della Dda Desirè Digeronimo, Romana Pirrelli ed Elisabetta Pugliese. In manette è finito anche un presunto affiliato al clan Stramaglia, militare in forze all’Esercito a Foggia.

Ricostruzione dell’avvio delle indagini

Oltre tre anni fa (nel 2007) si presenta alla Squadra Mobile di Bari un uomo di un paese della provincia per denunciare il secondo atto di danneggiamento nei confronti della sua auto. Gli indizi che il “coraggioso” denunciante rivela danno l’avvio a tutta un’attività investigativa che ha portato, la notte scorsa, al duro colpo inferto alle due associazioni criminali. Anni di intercettazioni telefoniche, ambientali, appostamenti, pedinamenti, riprese video, utilizzo di sistemi di localizzazioni Gps hanno permesso agli investigatori non solo di ricostruire i traffici illeciti, ma anche l’organigramma dei due clan. Impostati sulla base di schemi di organizzazione di tipo mafiosa i due clan avevano al proprio vertice un boss (Antonio Di Cosola e Michele Stramaglia)che si avvalevano di luogotenenti (per il clan Di Cosola: Antonio Abbinante e Antonio Battista,) che a loro volta controllavano capi-zona che erano alla guida di vari gruppi territoriali dislocati in ogni comune. Un vero e proprio rito di affiliazione, poi, li univa al sodalizio criminale che garantiva agli appartenenti e alle loro famiglie assistenza per i detenuti, compresa la difesa legale, il sostegno economico in caso di necessità. Una vera e propria assistenza “socio-economica” che cementava l’appartenenza all’organizzazione.
La necessità di estendere all’hinterland le proprie attività illecite era dettata non solo dalla possibilità di estendere il proprio predominio in nuove zone: che significava un numero sempre più ampio di tossicodipendenti “clienti” e nuovi commercianti e imprenditori da taglieggiare. Ma, avere più possibilità di manovra dopo che i controlli delle forze dell’ordine sulla città capoluogo si erano intensificati maggiormente a seguito di una più pressante politica preventiva di controllo del territorio da parte dello Stato.

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