Centro Oli di Viggiano, il lavoro ai lucani

La Cisl Basilicata lancia la proposta di un protocollo d’intesa tra Regione Basilicata, Eni, enti locali e parti sociali che impegni le società Bonatti e Irem, aggiudicatarie dei lavori di ampliamento del centro oli di Viggiano, ad impiegare manodopera locale in una misura non inferiore all’ottanta per cento del fabbisogno di lavoro complessivo, stimato in 400 unità per 36 mesi. L’obiettivo della proposta avanzata dalla Cisl è di evitare che i disoccupati della Val d’Agri, circa 7 mila su una popolazione complessiva di 66 mila abitanti, pari al 25 per cento della popolazione in età da lavoro, siano per l’ennesima volta oggetto di una vera e propria discriminazione e che i lavori di ampliamento del centro oli diventino appannaggio esclusivo di manodopera straniera o extra-regionale, così come accaduto circa un anno fa in occasione della manutenzione degli impianti del centro allorquando furono impiegati circa 500 lavoratori rumeni.

Secondo la Cisl il protocollo d’intesa permetterebbe di far partire rapidamente i cantieri, scongiurando il blocco fatto paventare in questi giorni da alcune amministrazioni comunali, e offrirebbe una valida opportunità di lavoro in un’area che, nonostante la ricchezza del sottosuolo, presenta un quadro economico e sociale di forte sofferenza, come confermano i principali indicatori. Per la Cisl si tratta di una proposta ragionevole che va nella direzione di salvaguardare il diritto al lavoro delle comunità locali che subiscono in maniera diretta i costi ambientali legati alle estrazioni petrolifere, ma che al momento, nonostante le royalties, non beneficiano di vantaggi significativi in termini economici e occupazionali.

Il principio fondante della proposta cislina è di legare il lavoro al territorio creando al contempo le opportunità per accrescere e valorizzare, attraverso la formazione e misure mirate di politica attiva del lavoro, il patrimonio di risorse umane della zona, con particolare attenzione alle migliaia di lavoratori espulsi dal sistema produttivo lucano e attualmente imprigionati nel limbo degli ammortizzatori sociali e alle migliaia di giovani ad alta scolarizzazione che hanno come unica alternativa di andare ad ingrossare le fila dell’emigrazione intellettuale, sottraendo al territorio una componente fondamentale di capitale umano senza la quale è impensabile innescare processi di sviluppo locale.

Il protocollo d’intesa aprirebbe, secondo la Cisl, un percorso concertato che deve avere come approdo finale la costituzione di un vero e proprio distretto energetico che faccia da volano alla crescita e allo sviluppo dell’intera area della Val d’Agri. La proposta della Cisl non intende precludere le opportunità di lavoro ai lavoratori extracomunitari, ma intende affermare la necessità di una governance territoriale del mercato del lavoro che pianifichi l’utilizzo della manodopera salvaguardando i diritti e assicurando la piena integrazione nel tessuto sociale locale.

 

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