Chiare, fresche e dolci acque: quel che Basilicatanet non dice

Dopo aver dedicato il 2 agosto scorso una lunga notizia dal titolo “Acqua di rubinetto, uno stile di vita per molti” per elogiare l’attività di Acquedotto Lucano che ci garantisce chiare, fresche e dolci acque, Basilicatanet non dedica nemmeno un rigo all’allarme che i dati dell’Arpab hanno lanciato a seguito di analisi di campioni di acque sotterranee del Centro Oli Eni di Viggiano. Si badi bene, questa volta la presenza nelle acque della Val d’Agri di benzene, manganese, toulene di gran lunga superiore ai limiti consentiti per legge, non viene dai soliti rompiscatole del Csail o da associazioni ambientaliste o dai Radicali Lucani. E’ l’Arpab, la massima autorità in materia di tutela ambientale che con la segnalazione di fatto “impone” agli Enti Responsabili (Regione, Provincia e Comune di Viggiano) di correre ai ripari per la tutela della salute pubblica o in caso contrario di assumersene ogni responsabilità civile e penale. Pertanto sapere, grazie a Basilicatanet che la Basilicata, con l’Umbria, è la regione che spende meno per acquistare acqua in bottiglia, perché ci si può fidare dell’ acqua di rubinetto, a noi residenti in Val d’Agri e nello specifico a Viggiano e Villa d’Agri serve poco. Anzi ci “indigna” di più sapendo che gli abitanti di questa parte della regione che produce il petrolio (e le royalties) non sono garantiti nell’utilizzo dell’acqua di casa. Tra i tanti problemi che viviamo per l’impatto del Centro Oli Eni, di pozzi e trivelle, adesso quello che poteva essere solo un sospetto, diventa un’allarmante realtà – continua Massaro – perché le nostre continue prese di posizione non possono essere considerate opera di terroristi. Ci torna in mente la frase coniata dal Presidente-sceicco De Filippo: “impatto emotivo”, per esprimere un concetto (tutto suo ed elusivamente suo) che le popolazioni della Val d’Agri “emotivamente” temono il petrolio. La dichiarazione del Presidente-sceicco De Filippo è una grande “ignomìnia”.

E’ evidente – conclude Massaro – che l’informazione su quanto sta accadendo e sulle azioni che gli enti responsabili intendono assumere è fondamentale per rassicurare i cittadini della Val d’Agri che altrimenti finiranno per ribaltare i dati della statistica degli utenti soddisfatti del servizio di Acquedotto Lucano e consentiranno maggiori profitti per supermercati ed aziende imbottigliatrici di acqua minerale.

A proposito, anche la notizia che le royalties dovute alla Regione per lo sfruttamento dell’acqua minerale del Vulture sono bassissime rispetto al giro d’affari prodotto è l’ennesima prova della gestione pubblica delle nostre risorse naturali che vergognosamente vengono regalate a multinazionali e grandi compagnie.

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