Continua il giallo dei fidanzatini di Policoro

La prima riesumazione ed analisi dei due corpi risale al 1996. I risultati non chiarirono molto in merito alla dinamica dei due ragazzi morti il 23 marzo 1988 a Policoro. Con il nuovo esame, che segue la richiesta respinta di archiviazione dello scorso mese di lugio, si cercano tracce di dna esterno o diverso dai due ragazzi e tracce di un omicidio. Ma dalle prime rilevazioni, ai resti del corpo di Luca Oriolo, manca l’osso tiroideo, che invece risultava analizzato, come da documentazione relativa la prima autopsia. L’osso si trova nel collo, sotto la mandibola e unito da legamenti a tiroide, scapole e scheletro. In caso di strangolamento è il primo a riportarne i segni. Ipotesi questa, che nel caso di Luca non si può verificare. La madre del ragazzo, la signora Olimpia, è convinta dell’omicido, respingendo dunque la morte per cause naturali o elettrocuzione, come spesso ipotizzato.Per MariaRosa, invence l’attenzione del prof. Introna si concentrerà sulla lacerazione alla base della nuca, già confermata a suo tempo da chi, preparandola per i funerali, seguì le operazione di vestizione.

I corpi si trovano presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari.

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