Dalle selezioni per Sanremo, alla Radio: “Ma è questa la vita vera?”, esce “Il Nastro D’Argento, del cantautore Luciano Nardozza

Ma è questa la vita vera? Nasce da una domanda, tanto profonda quanto urgente, l’ispirazione de “IlNastro d’Argento”, nuovo brano del cantautore e musicista Luciano Nardozza, una parentesi musicale che si apre tra i singoli del suo secondo album tutt’ora in promozione –Fuori Luogo– uscito a fine primavera 2019.
“L’interrogativo che grida dal ritornello de Il Nastro d’Argento premeva da tempo dentro di me, guardando alla sofferenza dell’essere umano e dalla
situazione di chi fugge dalla propria casa o patria per trovare un posto, un nido in cui poter costruire qualcosa ed essere felice” –racconta Luciano.
Ma ne ‘Il Nastro d’Argento’ – brano proposto e scartato a Sanremo 2020, interamente scritto, arrangiato e prodotto dal cantautore lucano di adozione lombarda – la parola “clandestino” si espande, fino a passare dalla sua condizione materiale a un senso più ampio: il sentirsi clandestini dal punto di vista emotivo e spirituale, che finisce per accomunare tutti.
“La parola deriva dal latino “clam” (nascosto, celato) + “dies” (giorno): colui che si nasconde alla luce del giorno. Tutti noi, come esseri incarnati su questo pianeta, finché non ci svegliamo alla nostra vera essenza siamo clandestini, “di passaggio”. Ci nascondiamo spesso alla luce, forse per la paura di brillare. Vaghiamo di qua e di là tra incontri, scontri, “coincidenze”, abbondanza e privazione alla perenne ricerca della terra promessa, dell’apertura delle acque della nostra coscienza, che ci conduca in un posto che non sia più sofferenza e temporaneità ma felicità incondizionata ed eternità.
Chi di noi non si è mai chiesto, guardando la propria vita con gli occhi della coscienza… ma è QUESTA la vita vera? ”Il brano inedito è stato proposto in autunno per Sanremo 2020, senza però proseguire la sua corsa verso la riviera ligure, e prendendo dunque altre direzioni: “Non sono sicuro che ci si sia presi l’impegno di ascoltarlo con attenzione, di capire quello che comunica – prosegue Luciano.- Sono consapevole del fatto che proponendosi a Sanremo si va incontro a un ascolto che spesso sacrifica la qualità del testo, il messaggio, l’arrangiamento e la vibrazione che una canzone veicola in sé, e che nel selezionare gli ammessi ci si affidi più spesso a scelte dettate da dinamiche di potere e interesse dello show business, a logiche per forza di cose più commerciali.
Sono inoltre ben consapevole – e lo ricordo a tutti gli altri artisti emergenti – che Sanremo non è, naturalmente, l’unica strada per potersi esprimere e incontrare il grande pubblico. Spero infine che, malgrado tutto, il Festival mantenga il suo DNA di concorso di musica più che di prodotto televisivo”.
Anche dal significato del titolo (che riprende tematiche molto care all’Autore e ricorrenti nella poetica di Luciano Nardozza) arriva in qualche modo un invito, quello a ricordarsi di ciò che maggiormente può darci speranza: “Il nastro d’argento è quel filo sottile, quella connessione con la parte più vera di noi, la magica arma con la quale riusciamo ad annegare, a toccare il fondo e a risorgere, unendo così il nostro ‘piccolo sé al firmamento’…”.
Il singolo “Il Nastro d’Argento” – che esce accompagnato dal videoclip diretto da Leopoldo Caggiano – è disponibile dal 24 gennaio sulle principali piattaforme streaming e store digitali.

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