Decisione Agcom su dichiarazione nucleare: non ce n’è traccia

In merito a una presunta condanna adottata dall’Agcom di cui riferisce un comunicato di un’associazione, parlando ora di sanzione, ora di ordinanza di pubblicazione, si precisa che nessuna notizia è giunta alla Regione Basilicata. La circostanza appare incredibile poiché l’assenza di notizie non riguarda la sola esistenza di un provvedimento, ma la stessa esistenza di un procedimento in merito alle vicende riferite. La legge 28/2000 citata nel comunicato prevede espressamente che in caso di denuncia di presunte violazioni, la denuncia vada comunicata “entro 10 giorni dal fatto” comunicandola, tra l’altro, “all’emittente privata o all’editore presso cui è avvenuta la violazione” e che successivamente “L’Autorità (…) procede ad una istruttoria sommaria e, contestati i fatti, anche a mezzo telefax, sentiti gli interessati ed acquisite eventuali controdeduzioni, da trasmettere entro ventiquattro ore dalla contestazione, provvede senza indugio, e comunque entro le quarantotto ore successive all’accertamento della violazione o alla denuncia”. Per il caso in oggetto non si è avuta alcuna comunicazione di denuncia, alcuna contestazione, alcuna richiesta di controdeduzione, in altre parole, alcuna notizia fino alla anzidetta comunicazione di una associazione. Per quanto consta alla Regione allo stato attuale, parrebbe paradossale che nel riferito procedimento siano state violate norme e procedure in modo così evidente, con un azzeramento del diritto di difesa tutelato dagli articolo 24 e 111 della Costituzione Italiana”.

“In ogni caso – afferma il Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo – se, come riferito nella nota, l’Agcom, a seguito della relazione stilata, tra l’altro, dal Commissario Antonio Martusciello, ex parlamentare e coordinatore del Pdl in Campania, avesse ritenuto di adottare un provvedimento per censurare la mia dichiarazione di contrasto al nucleare e approvazione della decisione della Cassazione di consentire il relativo referendum passato in modo plebiscitario, avrei motivo di ritenere quel provvedimento un motivo di vanto civile”.

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