Di Lorenzo: “Soppressione Provincia di Matera sia viatico per nuove aggregazioni macroregionali”

La decisione del Governo Monti di ridurre il numero delle Province ha riportato anche da noi la questione in tutta la sua attualità poiché, ovviamente, in una Regione piccola come la nostra e fatta di due sole Province l’una il doppio dell’altra ad essere cancellata sarà quella di Matera.

Avrei preferito l’eliminazione di tutte le Province…ma credo che ci si arriverà presto come credo che si arriverà a fare i conti anche con un regionalismo dispendioso, inefficiente e da rivisitare alla luce soprattutto di un loro dimensionamento allorquando non sarà un tabù ma necessaria logicità parlare di macro regioni.

Per Matera è questa la vera questione. Non certo l’agitarsi per la soppressione dell’Ente Provincia che di fatto non modifica nulla di fatto. Nulla cambia in un modello politico economico del cosiddetto REGIONE-CAPOLUGO che da sempre costringe Matera in decisioni che sono contro il suo interesse e non in linea con la naturale e logica direzione di espansione, sviluppo e relazioni: lo sbocco adriatico!

Perché da noi si preferisce attardarsi nella difesa di un ente assolutamente inutile anziché interrogarsi ed affrontare il vero problema? La nostra piccola Regione così com’è se non è riuscita a risolvere i problemi macroeconomici strutturali in periodi di vacche grasse e d i spesa pubblica scellerata e senza limiti certamente non potrà reggere il momento di cambiamento radicale e di grandi sacrifici che si stanno profilando e che si rendono inevitabili, necessari.

Non è solo un problema di classe politica o meglio di classi dirigenti. Certo talune responsabilità ci sono e ci sono state soprattutto nel non provvedere a dotare una piccola comunità di quelle infrastrutture che se realizzate magari oggi avrebbero reso meno pesante e doppia gli effetti di una crisi.

Perché non affrontare il problema dei problemi. La esiguità dei numeri, la mancanza di contrattualità sul piano Nazionale ed interregionale e la fine del cosiddetto modello lucano che si basava proprio sulla spesa pubblica assistenzialistica spalmata sui poche miglia di abitanti?

Perché è un tabù parlare di accorpamento regionale o se volete di come preferisco personalmente di rendere omogeneo e funzionali alle entità regionali contigue confinanti con le quali da sempre vi sono contatti culturali, storici, economici e di quotidianietà inconfutabili?

Per favore non tiriamo fuori le solite tiritere campanilistiche o richiami ad orgogli identitari regionali che hanno appena 40 anni di storia. Ben più grave sarebbe accettare la scomparsa come si profilerà dei Comuni anche di uno solo dei 131 comuni della nostra terra. Quelli vanno difesi. Sono la monade essenziale e costitutiva dell’identità. Svolgono e hanno svolto una funzione tra mille difficoltà e tagli, di servizio diretto ai cittadini, di tutela delle radici, delle memorie storiche, se volete delle tante lucanità che hanno ancora a mio avviso prospettiva se solo si tagliasse altrove e non li.

Francamente se abolissero tutte le Province, se si razionalizzassero gli ambiti regionali non ne farei una questione ideologica ed identitaria, se mi eliminassero la mia contrada si.

Ma nessuno si illuda e pensi che tutto passerà e rimarrà come prima. O cogliamo il momento difficile per prevederne gli effetti che produrranno meno conseguenze negative per le nostre comunità o saremo condannati semplicemente a subire quelli che decideranno a Roma sulla nostra testa e a tutela degli interessi di altre realtà regionali che con maggior contrattualità della nostra in tempi di risorse e sacrifici tenteranno a tutelare se stesse non noi. Del resto non abbiamo già subito il federalismo fiscale per tutelare egoismi di parti più ricche del Paese senza comprendere appieno gli effetti negativi per la esistenza della stessa Regione Basilicata?

Abbiamo il dovere di parlare seriamente di queste cose. Di confrontarci di aprire un dibattito e di decidere che futuro immaginiamo: “Il comune è la cosa che noi tutti ci ricordiamo e portiamo con noi accanto alla nostra italianità. Bene ha detto Fini: abbiamo bisogno di regioni più grandi e con maggiori poteri. Noi Materani abbiamo bisogno di una prospettiva di sviluppo che ci leghi ad una territorio contiguo, affine, con maggiori opportunità e competitività e non ci allontani da esso per il mantenimento solo di chi persegue gli interessi di un modello regionale-capoluogo che ha fatto il suo tempo e gli interessi solo di una provincia.

Dott Pasquale Di Lorenzo –coordinatore provinciale FLI

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