Due pesi e due misure per il turismo lucano

Forse è stato il semplice destino, o l’insopportabile calura di questo scorcio di fine estate a portarmi domenica 21 agosto, dopo un’escursione fin troppo rinfrescante nelle grotte di Pertosa, a rivisitare Maratea dopo più di vent’anni.

Sì Maratea, la Perla del Tirreno!

Bellissima, pulita, organizzata, attrezzata…

Mi è parsa anche più bella della rinomata Capri, che l’anno scorso analogamente visitai nel corso di una gita. L’acqua limpidissima, ovunque nelle stradine del centro e delle sue frazioni fiori, piante, giardini, case e villette ristrutturate come cartoline, nessuno stabile fatiscente o incompiuto e addirittura posacenere in strada come in Svizzera, per i fumatori diligentemente stimolati a non buttare mozziconi per terra.

Non una bancarella. La bacheca comunale evidenziante i tanti collegamenti in diretta estivi con le maggiori reti televisive nazionali, ed una crisi sconosciuta. Bar e negozi in piena attività, affollati di gente chic, e nel solo centro diverse farmacie, di cui solo una chiusa per turno, oltre al locale ospedale.

Dimostrazione dell’attivismo sanitario è stato il suono frequente delle ambulanze, che ogni tanto interrompevano il silenzio e la tranquillità del paradiso. Non c’è che dire, Maratea merita a pieno titolo di essere citata nelle “top” del turismo italiano, non solo lucano.

Al che nella mia mente ha iniziato subito a serpeggiare un pensiero assillante: “qua un villeggiante con un malore ha solo l’imbarazzo della scelta per farsi curare”.

Ed eccole, invece, sopraggiungere una miriade di comparazioni con la mia Metaponto, che non sono riuscito più a reprimere.

Già Metaponto, la Spiaggia degli Dei…

Leggendo i quotidiani di stamane non poteva passare inosservato il drammatico appello lanciato dal sindaco Leo Chiruzzi che, a mio avviso giustamente, minaccia di chiedere per Metaponto l’annessione a Ginosa.

E al coraggioso sindaco di Bernalda-Metaponto credo non si possa attribuire alcun torto per aver tracciato un quadro impietoso, ma estremamente realistico e veritiero, di quella che potenzialmente sarebbe potuta essere anch’essa una grande località archeologica, turistica e balneare, invece divenuta, ahimè, località malfamata.

A Metaponto puoi morire come un cane, sulla spiaggia, se per caso hai la sfortuna di avere un malore dopo le 19.

E poi i rifiuti, gli immobili abbandonati, le cattedrali incompiute, la carenza sempre più evidente di servizi minimi, e di quella pianificazione organizzativa essenziale che invece ha fatto grande Maratea.

Oggi potremmo ironicamente ribattezzare Metaponto come la “Cloaca degli Dei”, visto che nel bene e nel male non c’è foglia che si muova, qui in Basilicata, senza il benestare preventivo e onnipresente dell’Olimpo della politica.

Oppure la potremmo, in maniera ancor più irriverente e generalizzata, comparare a “Maratea Perla del Tirreno, Metaponto Pirla dello Ionio” o anche, in definitiva, mestamente considerarla come il semplice effetto collaterale di un Coast to Coast.

Antonio Forcillo – portavoce CVDP (movimento astensionista politico)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *