Effetto Regione, per la London School si passa da ‘caso Basilicata’ a ‘modello Basilicata’

Un quarto di secolo dopo, quello che venne definito il “Caso Basilicata” è diventato il “Modello Basilicata”. Questa piccola regione del Sud, insomma, la sua classe dirigente, la sua società civile, non hanno tradito le attese dei ricercatori della London School che nel 1987 la individuarono come un’anomalia in positivo nel panorama italiano. Si parlò di “Caso Basilicata”: una regione considerata arretrata ma che agli occhi dei ricercatori presentava caratteristiche sorprendenti con performance significativamente migliori delle altre Regioni del Sud e nella media delle Regioni più accreditate. A Matera, in un convegno voluto dal presidente della Regione Vito De Filippo nell’ambito delle celebrazioni sui 40 anni dalla nascita della Regione, Robert Leonardi, Robert Putnam e Raffaella Nanetti, protagonisti di quella ricerca del 1987, hanno tirato le somme di un lavoro di “verifica” fatto a quasi 25 anni di distanza, confluito nel volume “Effetto Regione in Basilicata” mostrando come i lucani abbiano proseguito sulla strada tracciata ottenendo risultati evidenti. “Dal caso Basilicata – spiega Raffaella Nanetti – il nostro volume prova che si è arrivati al modello Basilicata. Nel 1987 questa realtà aveva stupito perché si era appurato che le istituzioni stavano lavorando bene. Ora, alla domanda che ci ponemmo nel 1987, ossia se il caso Basilicata sarebbe riuscito a produrre sviluppo, ora abbiamo un risposta dataci dalla prova empirica che c’è un modello Basilicata che produce sviluppo”. Una realtà toccata con mano dai tre ricercatori inglesi. “Sono rimasto molto colpito dal forte cambiamento avuto dalla Basilicata in questi ultimi 20 anni – ha spiegato Robert Putnam – un cambiamento positivo e stratificato rispetto a quanto avevamo visto la prima volta in questo territorio. Ho fatto visita alla Fiat, ho percorso le strade dei Sassi è sono rimasto fortemente colpito dal cambiamento”.

Quell’osservatorio esterno e privilegiato che è la London School of economics and political Science, insomma, fornisce elementi inoppugnabili per mostrare come la Basilicata non sia solo una eterna promessa, sebbene ci sia ancora tanto da fare. “La recessione frutto della congiuntura sfavorevole che è seguita alla crisi dell’11 settembre 2001 e le successive crisi dei mercati finanziari che ancora oggi fanno vedere i loro frutti amari specialmente nelle aree più deboli – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio Regionale Romeo Sarra – non consentono di misurare significativi risultati sul piano dello sviluppo industriale e produttivo e dell’occupazione”. Ma “in questi venti anni – osserva Robert Leonardi – sono cambiate in Basilicata le condizioni socio-economiche. Cionostante, attualmente la crisi internazionale impone cambiamenti da affrontare per non regredire. La Regione deve rinnovare i suoi programmi, le capacità tecniche e sollecitare un nuovo rapporto di collaborazione con la società civile, gli imprenditori e i sindacati, cioè la base di capitale sociale per sviluppare un nuovo modello Basilicata. La Regione – spiega Leonardi – non deve vivere di rendita ma innovare, creare nuova imprenditoria locale, guardare ai nuovi settori dell’ambiente e dell’energia e lavorare in sinergia con i centri di ricerca e l’Università”.

A Matera, insomma, la Basilicata trova un check point positivo, ma non un traguardo. “Siamo a Matera – ha osservato il senatore Romualdo Coviello, per descrivere il processo della Basilicata da Regione marginale a Regione che oggi è fuori dalle Regioni della convergenza e che assume oggi un ruolo protagonista del dialogo con lo Stato nella definizione di un federalismo equo e solidale rilanciato da De Filippo in seno alla Conferenza Stato Regioni. Di nuovo – ha aggiunto – la Regione Basilicata si deve chiedere: cosa fare. Sarà comunque utile riprendere gli elementi costitutivi del “modello Basilicata”: capitale sociale, rendimento delle istituzioni, identità regionale, utilizzo delle risorse endogene; da collegare alle nuove sfide ed opportunità di ambito globale”.

Guardare avanti, insomma, ma forti del cammino fatto. “La riflessione sullo sviluppo della nostra regione –ha osservato in proposito il senatore Emilio Nicola Buccico – coincide temporalmente con le dichiarazioni di Tremonti sul peso duale, sul Nord che va avanti e sul Sud che va indietro. I percorsi della nostra regione, delle sue istituzioni e del suo capitale sociale, ci aiutano ad evitare le valutazioni forfettarie e a decifrare le responsabilità, a partire da una persistente sordità antimeridionalistica e ci inducono così ad un confronto realistico sulle prospettive della società lucana, sì refrattaria ai gravi fenomeni di illegalità criminale che infestano gli altri territori meridionali e, pur tuttavia, diversa e ambigua, territorialmente frenata da carenze infrastrutturali storiche e contradditoria per i ritardi che ancora la caratterizzano”. E la Basilicata guarda al futuro.

Nell’aprire i lavori il sindaco, Salvatore Adduce, non poteva non fare riferimento a Matera 2019. “Dobbiamo far tesoro delle riflessioni che ancora una volta vengono dagli studi e dalle riflessioni del prof. Putnam quanto al valore delle reti sociali. La sfida, ad esempio, che abbiamo lanciato con la candidatura di Matera a capitale europea della cultura 2019, in qualche modo risponde a questi criteri: vogliamo spingere la nostra comunità a mettere in campo attraverso la partecipazione sociale tutte le sue energie per realizzare un programma innovativo che tocchi ogni settore della società e che trovi il suo centro motore nella cultura e nell’innovazione. Una comunità più attiva capace di relazioni al proprio interno finalizzate alla valorizzazione del grande patrimonio culturale della nostra città e della nostra regione. Si tratta di una sfida difficile, ma gli spunti offerti da questo studio, ci spingono a osare per poterla vincere”.

Rivendicare i progressi fatti dalla Basilicata negli ultimi 20 anni non deve tradursi in immobilismo, ammonisce il presidente della Regione Vito De Filippo “Dobbiamo – dice – evitare l’errore di prendere l’analisi dei ricercatori della London School come un semplice motivo di soddisfazione. Come sempre è giusto che sia per questi studi, è importante che diventino base di approfondimento e riflessione, per capire come fare meglio da parte di chi opera in questa regione. Ma francamente mi auguro che diventi occasione di studio e riflessione anche per gli esponenti del Governo nazionale, a cui mi premurerò di far avere una copia dello studio. Lo farò non perché mi aspetto che dalla fase delle offese si possa passare a quella dei plausi, ma perché questo studio rende con chiarezza la dimensione che anche la buona amministrazione e l’ottima società non bastano a colmare il gap di sviluppo Nord Sud se il Mezzogiorno non ha condizioni di sviluppo di base che devono essere garantite con certezza e continuità da un contesto di programmazione nazionale. Se la Basilicata, e in questo non dico solo gli amministratori della Basilicata ma tutto il sistema, fatto di imprese, studenti, pensionati, lavoratori pubblici e privati e via dicendo, nel complesso innesca meccanismi positivi ma non riesce a risalire la china – ha osservato De Filippo – è perché quella necessità di un impegno straordinario per il Mezzogiorno che rappresenta una vecchia quanto ovvia intuizione ha stentato a tradursi in fatti a livello nazionale. La Germania riunificata è riuscita in un minor tempo a superare il maggiore divario che esisteva tra l’Ovest e l’Est, e questo a merito della serietà e della laboriosità dei tedeschi dell’Est, ma anche dell’impegno finanziario centrale di quel Paese. Lo studio curato da Leonardi e Nanetti ci mostra come nel caso lucano serietà e laboriosità ci siano state, ma il risultato non si sia raggiunto. Serve altro. E con obiettività, devo dire che non serve solo alla Basilicata, ma a tutto il Sud.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *