Gestione dell’acqua in Basilicata, futuro in chiaroscuro, la nota di Tanino Fierro

Più’ ombre che luci sulla gestione dell’acqua in Basilicata . Oltre un miliardo di metri cubi d’acqua viene prodotto ed immesso in larga parte dalle dighe e dagli invasi nel complesso sistema idrico lucano che, a sua volta, alimenta la Puglia,la Calabria e l’Irpinia. L’acqua ,l’oro bianco della nostra terra, purtroppo si disperde , con perdite giornaliere pari al 50 per cento della propria capacità’, a causa della approssimata gestione di ben 14 enti che sono stati chiamati per governare con efficacia e competenza ! Pero’ non e’ stato ed e’ così , la gestione acqua e’ un’altra pagina nera del cattivo funzionamento della burocrazia locale. Per capire la portata del nostro ragionamento e del peso economico che potrebbe avere questa risorsa naturale nell’economia lucana, partiamo dalle dighe: Camastra Rendina Basentello , Serra di Corvo , San Giuliano Pertusillo, Gannano, Cogliandrino Monte Cotugno,  Saetta, Acerenza, Genzano Locone (Montemilone/Canosa) Questi sono i principali invasi e poi ci sono invasi minori di scarso utilizzo Gli schemi idrici Il sistema di dighe e traverse realizzate sulle aste dei fiumi Bradano, Basento, Agri e Sinni e sui principali tributari, è costituito da 16 invasi di grande e media dimensione tra i quali:  gli invasi di San Giuliano, Acerenza, Genzano, Lago di Corvo, sul torrente Basentello e sul fiume Bradano; gli invasi del Pertusillo e Marsico Nuovo sull’Agri; – l’invaso di Monte Cotugno sul Sinni; Fu l’invaso del Rendina sull’Ofanto; – l’invaso del Camastra sul Basento. Il complesso sistema di infrastrutture idriche è suddiviso in tre schemi idrici1 principali: • lo schema Jonico – Sinni che si sviluppa a sud della regione; • lo schema Basento – Bradano nella parte centrale; • lo schema Ofanto in quella settentrionale. Tali schemi hanno carattere interregionale essendo destinati a soddisfare le esigenze idropotabili, irrigue, industriali ed idroelettriche non solo della Basilicata ma anche delle regioni limitrofe: Puglia in particolare e Calabria. Il sistema nel complesso alimenta all’incirca 5 milioni di abitanti, 100.000 ettari di terreni coltivati, diverse centinaia di aziende industriali fra cui l’ex ILVA e la raffineria di Taranto. Ai tre principali schemi idrici, si aggiungono altri minori quali quelli dell’Alta Val d’Agri, del Noce, del Mercure e del Frida, a servizio principalmente degli usi potabili ed irrigui del territorio lucano. Crediamo , rispetto a tanta grazia di Dio, che ogni ulteriore commento sia superfluo per il fatto che aumenterebbe il nostro biasimo verso una situazione insopportabile ed indecorosa sotto tutti i punti di vista .

                                                                                                                                                                   Tanino Fierro

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