Giornata Europea, Falotico:”Vogliamo un’Europa più sociale”

“Serve un patto di equità sociale e una nuova economia di mercato che prefiguri una società meno diseguale, in cui sia ancora possibile la scalata dell’ascensore sociale, in una società del benessere e della sostenibilità, lavorando tutti per rivitalizzare un declinante sistema di democrazia politica”. Lo ha detto oggi il segretario generale della Cisl Basilicata, Nino Falotico, aprendo nel pomeriggio la seconda sessione del seminario di studio sull’Europa promossa al Palace Hotel di Matera da Cgil, Cisl e Uil in collaborazione con la Commissione europea.

“I dati sugli investimenti esteri nel mondo – ha osservato Falotico – indicano che tra i paesi sviluppati non sono i salari bassi ad attrarre gli investimenti, l’Italia è poco attrattiva perché è poco competitiva, mentre gli altri paesi occidentali sono più competitivi di noi. Le ragioni vanno ricercate nel fatto che l’Italia è un paese sfiduciato e invecchiato. I numeri sono eloquenti: 15 milioni di italiani, il 24,7% della popolazione, sono a rischio povertà e si tratta sempre più ceti medi. Il 37% è collocato nel Mezzogiorno, in testa Sicilia, Calabria e Basilicata. Rispetto al 2009 – ha detto ancora Falotico – vi è una riduzione del potere d’acquisto dei salari del 3,6% e una famiglia su dieci non paga mutui e bollette. Non pensiamo che si tratta di discutere se c’è crisi ciclica o congiunturale, ma qualcosa di più grave: ormai c’è un intreccio tra crisi economica e sociale che cambia i connotati strutturali della società”.

Per il segretario della Cisl lucana “le cause della bassa crescita italiana sono la bassa produttività, l’eccessiva burocrazia e il livello elevato della tassazione sul lavoro. Serve ormai, una nuova politica, nuova anche nelle facce e nelle idee. Il tempo è maturo per una svolta, crediamo sia necessaria una grande coesione, come opportunamente, dopo i continui appelli del Presidente Napolitano, anche la Chiesa ci invita a fare”.

Per Falotico “ci sono due misure, interconnesse, che vanno assunte rapidamente per dare una risposta europea alla crisi: l’aumento del bilancio Ue e la creazione di una vera a propria politica economica comune. Senza un aumento del bilancio la strategia ‘Europa 2020’ resterà il parente povero delle politiche monetarie e di mercato. Pensiamo che sia necessario dotare l’Ue di risorse proprie come una tassa sulle grandi ricchezze, una sulle transazioni finanziarie e l’emissione di titoli di debito in euro da parte della Bce per realizzare grandi opere transnazionali e attuare con più incisività le strategie di sviluppo. Serve insomma un progetto per il futuro che coinvolga le parti migliori, più sensibili e disponibili della società civile per costruire un modello alternativo di integrazione europea, più attenta al lavoro e ai bisogni sociali delle persone”.

 

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