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Governo italiano, ipotetici scenari in Senato e le decisioni del premier Giuseppe Conte

Non è ancora certo se l’Aula del Senato alla fine si esprimerà con un voto su Conte sì o Conte no. Si capirà lunedì pomeriggio, dopo la riunione della Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama. Ma, soprattutto, dipenderà dalle decisioni che Giuseppe Conte assumerà. Il premier, infatti, potrebbe anche decidere di salire al Quirinale dopo le comunicazioni che renderà davanti all’Assemblea di palazzo Madama, ascoltato il dibattito, senza attendere l’esito del voto. Ma se voto dovrà essere, allora diventano fondamentali i numeri. E il destino del governo potrebbe anche essere appeso ai 51 senatori del Pd.

La Lega da sola, infatti, non ha la forza numerica di mandare a casa Conte e il suo esecutivo. Ai 58 voti leghisti, per sperare di incassare il risultato, devono necessariamente aggiungersi altri voti, come i 62 senatori di Forza Italia e i 18 di FdI, per un totale di 138 voti. Che, però, potrebbero non bastare se ai 107 senatori di M5s si aggiungessero ad esempio i 51 – o parte di essi – senatori del Pd, per un totale di 158 voti, quasi la maggioranza assoluta, contro la sfiducia.

Non ci sarebbe storia, per contro, se i 51 senatori dem si andassero a sommare ai voti di Lega e centrodestra, per un totale di 189 voti di sfiducia a Conte. In ballo, poi, ci sono gli 8 voti dei senatori delle Autonomie e, soprattutto, i 15 voti del gruppo Misto. Di cui fanno parte 5 ex M5s (Nugnes, De Falco, Martelli, De Bonis e Buccarella), i due senatori del Maie Cario e Merlo e i senatori di Leu e +Europa.

Se poi, come chiedono Pietro Grasso e Loredana De Petris, le opposizioni non dovessero partecipare al voto sulla sfiducia, i numeri parlano chiaro: la Lega con i suoi 58 senatori non avrebbe alcuna possibilità da sola di mettere la parola fine sul governo e la mozione di sfiducia potrebbe essere respinta dai 107 voti dei 5 stelle. Dunque, ai leghisti, per blindare l’esito del voto, servirebbero almeno una decina di voti aggiuntivi. O, ancora, che alcune forze politiche delle opposizioni – se proprio non volessero schierarsi apertamente al fianco della Lega nel voto di sfiducia – decidessero almeno di non partecipare al voto o di astenersi.

Se, invece, tutte le attuali forze di opposizione, che si dicono pronte ad andare a nuove elezioni, votassero compatte per la sfiducia assieme alla Lega, per il governo non ci sarebbe nulla da fare: si sfiorerebbe la cifra di oltre 200 voti contro l’esecutivo.

Fonte: agi.it

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