Scanzano J.co (Mt): Guardia di Finanza sequestra beni al clan guidato da Schettino

Beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie situate a Policoro e a Scanzano Jonico (Matera), di proprietà di Gerardo Schettino e dei suoi familiari, sono stati sequestrati nelle scorse ore dalla sezione ‘Misure di prevenzione’ del Tribunale di Potenza.
Schettino, ex carabiniere, è considerato il promotore e capo dell’omonima organizzazione criminale di stampo mafioso operante a Scanzano Jonico e nell’intera fascia jonico-metapontina, e la sua organizzazione è coinvolta in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza che, nell’ottobre scorso, ha portato a numerosi arresti. Secondo la Procura distrettuale antimafia, la pericolosità del clan conferma il radicamento in Basilicata di gravi fenomeni di criminalità mafiosa.
La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro di undici proprietà immobiliari (fabbricati, attività economiche e terreni), 23 rapporti bancari e postali e 12 tra autovetture e motocicli. Al sequestro si è arrivati attraverso accertamenti patrimoniali a carico di Schettino e dei suoi familiari eseguiti dalle Fiamme Gialle. Le indagini hanno evidenziato come, a fronte di redditi dichiarati di modesta entità e neppure sufficienti a soddisfare in pieno le primarie esigenze, l’intero nucleo familiare ha accumulato beni e disponibilità sproporzionate ed ingiustificabili.
L’ammontare complesivo dei beni mobili e immobili e dei conti correnti sequestrati dal Tribunale di Potenza è di circa 1,5 milioni di euro. Il Procuratore della Repubblica, Francesco Curcio ha dichiarato: “Per quanto non ci siano mai arrivate dal Metapontino segnalazioni di movimenti bancari sospetti, abbiamo capito che molte proprietà stavano per essere vendute, vista la pressione esercitata dalla magistratura sul clan, e anche i conti correnti erano di bassa entità, ma stiamo seguendo i movimenti già fatti”.
Le auto sequestrate non erano di lusso, ma servivano per ostentare ricchezza, dimostrare che si poteva fare la ‘bella vita’, suscitando rabbia nella comunità che vedeva criminali vivere al di sopra delle loro possibilità. I tre vertici del clan, ora, sono tutti al 41bis.

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