Ilva a rischio sequestro, è sciopero

Mentre a Roma presso il Ministero dell’Ambiente, in via Cristoforo Colombo 44, si svolge la riunione per l’esame del protocollo di intesa per interventi urgenti di bonifica e infrastrutturazione di Taranto gli operai scendono in strada e bloccano la città di Taranto.

Alla riunione, che fa seguito a quella del 19 luglio scorso, partecipano i Ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico, della Coesione Territoriale, il presidente della Regione Puglia,  il sindaco e il presidente della Provincia di Taranto, gli on. La Torre, Fitto e Ruggeri.

A Taranto invece migliaia di lavoratori dell’Ilva sono usciti dallo stabilimento, in coincidenza con lo sciopero proclamato dai sindacati di categoria, e hanno bloccato gli accessi alla statale 106, che porta in Calabria, e alla statale 7 Appia per Bari. I lavoratori attendono la decisione della magistratura ionica su un possibile sequestro dello stabilimento per violazione delle norme a tutela dell’ambiente. Attualmente in fabbrica è rimasta una parte dei dipendenti dell’area a caldo, dove entrano in azione le comandate per tutelare l’integrità degli impianti. Le zone interessate dalla manifestazione sono presidiate da poliziotti e carabinieri; la circolazione dei veicoli viene deviata su strade secondarie.

Nel capoluogo ionico da giorni circolano voci di un imminente sequestro degli impianti che potrebbe essere disposto dalla magistratura a seguito dei risultati delle perizie sull’inquinamento ambientale. Il 30 marzo scorso, in occasione della chiusura dell’incidente probatorio legato all’inchiesta a carico dei vertici dell’Ilva per disastro ambientale, 8.000 operai e impiegati del Siderurgico manifestarono per le strade della città con un sit-in conclusivo sotto la sede del Comune.

Il gip Patrizia Todisco – secondo quanto apprende l’Ansa – ha firmato il provvedimento di sequestro (senza facoltà d’uso) degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto e misure cautelari per alcuni indagati nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici Ilva. I provvedimenti non sono stati ancora eseguiti. La notizia si è appresa da fonti vicine all’inchiesta, anche se non ci sono conferme ufficiali.

Sono circa 5mila i lavoratori dell’Ilva di Taranto, usciti dallo stabilimento siderurgico dopo aver appreso dell’imminente notifica del sequestro degli impianti e della chiusura dell’area a caldo, si stanno dirigendo in corteo verso Taranto per raggiungere la Prefettura e probabilmente bloccare il ponte girevole.

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