Ilva, chiesti 4 anni al patron Riva, il figlio Fabio e l’ex direttore Capogrosso

Il pm della Procura di Taranto, Raffaele Graziano, ha chiesto la condanna a 4 anni e sei mesi ciascuno per l’ex presidente dell’Ilva Emilio Riva, il figlio Fabio e l’ex direttore di stabilimento Luigi Capogrosso, nel processo per le malattie professionali legate al polo siderurgico tarantino. Per i responsabili sopra citati, l’accusa è di disastro ambientale ed omicidio colposo. La sentenza del processo, prevista per il 23 maggio prossimo, dovrà fare luce sulla morte di 21 operai, deceduti tra il 2004 e il 2010, per mesotelioma pleurico causato, secondo l’accusa, dall’ingente quantitativo di fibre d’amianto presenti nella fabbrica.

Secondo la Procura di Taranto, gli imputati “omettevano di adottare cautele che, secondo l’esperienza e la tecnica, sarebbero state necessarie a tutelare l’integrità fisica dei dipendenti, oltre ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali per ridurre la diffusione di polveri dannose”. Gli operai, quindi, sarebbero stati ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative, esponendosi a malattie mortali.

“Questo lungo dibattimento è lo spaccato della vita della comunità tarantina. – ha spiegato il pm Graziano durante la sua requisitoria –È una vicenda che mostra le gravi violazioni avvenute in fabbrica in materia di sicurezza in fabbrica”. In aula c’era anche Franco Sebastio, procuratore capo, che nella sua breve arringa, ha mostrato l’esito della prima sentenza di condanna dell’Italsider, datata 1982. “È un ciclo che si ripete – ha spiegato Sebastio –ma a differenza di allora, oggi sento che si vuol ‘tenere insieme salute e lavoro’, ma non ho ancora trovato nessuno in grado di spiegare come si fa. La speranza è che questa sentenza possa rappresentare una risposta a questo interrogativo”

 

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