Inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Bari

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano è intervenuto questa mattina all’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Bari. Di seguito il suo discorso integrale: “Sono commosso stamattina e, probabilmente, l’idea che un Politecnico faccia commuovere un politico sembra quasi un ossimoro, ma è accaduto. La mia commozione deriva dal fatto che qui siamo riusciti finalmente a far entrare la vita vera, per come è. Ha fatto irruzione, abbiamo smesso di parlare per frasi fatte, restituito approccio scientifico alle nostre decisioni senza dividerle dai grandi valori che intendiamo realizzare attraverso le nostre vite. Perché le nostre vite non hanno come obiettivo quello di realizzare un pareggio di bilancio o l’integrazione in uno schema economico.
Le nostre vite sono un tempo limitato, straordinariamente bello, che si alimenta della conoscenza e che, attraverso di essa, diventa emozionante. Emozionante come è stato conoscere la vita di Ibrahima Baldè. Noi siamo orgogliosi di lui, siamo felici che ci abbia scelto e ci auguriamo che tante altre persone nel mondo possano scegliere questa terra per progettare il loro futuro. Perché attraverso questi incontri la nostra ricchezza emotiva e anche quella economica tende ad aumentare.
La capacità di accogliere e di guardare le cose attraverso la loro obiettività e senza luoghi comuni, serve a cambiare il nostro futuro. Ulisse, al quale avete fatto riferimento, era un calcolatore ma straordinariamente emotivo. E quindi oggi ho ritrovato le ragioni di una identità della nostra terra, una terra alla quale tutti guardano con attenzione, curiosità e rispetto. Persino quando portiamo avanti qualche battaglia, non lo facciamo mai senza aver prima lungamente riflettuto nel merito delle questioni.
Quando il magnifico rettore ha parlato del grande contributo che il Politecnico dà all’idea dello sviluppo sostenibile, sappiamo che questa è una radicata convinzione, che noi vogliamo sostenere. Con senso del limite, consapevoli che se non ci sono sufficienti finanziamenti per i nostri ricercatori – che forse altri avrebbero dovuto mettere a disposizione al Politecnico di Bari – è evidente, e non c’è alternativa, che dobbiamo prendere nostre risorse per consentire loro di fare ricerca.
Future in research continuerà, così come i Cluster tecnologici regionali per l’innovazione: abbiamo deciso di investire 500 milioni di euro per il settennio nei programmi a sostegno della ricerca applicata e dell’innovazione. Si tratta di una delle ragioni per le quali mi sentite ogni tanto battere i piedi. La Puglia ha acquisito prestigio in questi anni, grazie anche a chi mi ha preceduto, è una delle poche regioni del Mezzogiorno che può tentare ciò che ad altri non viene neanche consentito.
È un compito pesantissimo dover ricordare che le Università del Mezzogiorno sono fortemente pregiudicate dalle normative attuali rispetto a quelle del Nord. E ricordare che fondi per sviluppo e coesione per 54 miliardi in teoria, scesi poi a 38 e adesso a 12,9 sono tutte risorse che vengono sottratte anche agli ambiti di cui stiamo parlando oggi, decisivi per il futuro della regione e del Paese. Rimaniamo convinti che uno sviluppo economico equilibrato, senza delta tra Nord e Sud, darebbe vantaggi all’Italia intera, non solo al Mezzogiorno.
Stiamo conducendo un lavoro comune sul distretto biomedico, consapevoli che i sistemi sanitari del Mezzogiorno sono sottofinanziati rispetto a quelli del Nord – a parità di abitanti – per miliardi di euro. L’unica nostra possibilità è la tecnologia e l’innovazione, è portare il più possibile l’ospedale nelle case di chi ha bisogno, limitare le spese che possono essere evitate attraverso la telemedicina,
abbassare i costi delle prestazioni con attrezzature che possono essere brevettate e realizzate anche qui alimentando un circuito virtuoso. La regione si rispecchia nel Politecnico e il Politecnico tende naturalmente a guardare alla regione. Il Politecnico di Bari è il Politecnico della Puglia. Possiamo fare in modo che questa riflessione comune e permanente, che dura da tanti anni, si strutturi e crei una filiera tra formazione, ricerca, produzione e amministrazione delle risorse pubbliche. Questo può essere fatto se la cabina di regia è unica e se avremo la capacità di tener conto che abbiamo dei poli industriali importantissimi in questa regione meravigliosa, che viene considerata, dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, come una delle più attrattive del mondo.
Immaginiamo cosa potremmo riuscire a fare se il nostro progetto di decarbonizzazione delle imprese pugliesi ancora alimentate a carbone dovesse realizzarsi. È ovvio che gli investimenti in ricerca e dal punto di vista accademico, ad esempio su Taranto, non sono simbolici ma centrali -perché lì si vivono esperienze difficilmente replicabili altrove – e possono dare un contributo enorme affinché l’Italia rispetti gli obiettivi sottoscritti qualche giorno fa New York relativi agli accordi presi alla Cop21.
Grandi aziende italiane come Enel investiranno quasi 200 milioni di euro per le Smart grids, un progetto che farà della Puglia una regione tra le più innovative dal punto di vista della produzione e distribuzione dell’energia e che potrebbe consentirci, nel giro di pochi anni, di elettrificare l’intero parco automobilistico della regione producendo energia elettrica senza alcun impatto ambientale e senza emissione di Co2. E colossi internazionali come General Electric stanno investendo in Puglia ingenti risorse su settori strategici come l’aerospazio, la meccanica e la meccatronica, le biotecnologie.
Quando ci siamo forse un po’ troppo accalorati nella vicenda referendaria, non lo abbiamo fatto per ragioni competitive, ma perché sapevamo di cosa stavamo parlando, sapevamo che mettere a rischio i nostri mari per i numeri ridicoli della produzione petrolifera italiana era un errore. Abbiamo delle alternative, che ad esempio si possono sposare con la nostra agricoltura, che è in grado di produrre biometano, se solo ci autorizzassero a inserirlo nelle reti, in quantitativi coerenti con i nostri obiettivi industriali e di consumo domestico.
Avremo a breve la capacità di aprire tutto questo – come porta sud orientale dell’Unione europea – al rapporto con quel mondo che Ibrahima ci ha mostrato con il suo arrivo. Un rapporto con mondi nuovi che probabilmente, man mano che si risale attraverso l’Europa, diventano sempre più difficili da capire mentre, in questa regione, tutti abbiamo un’analisi lucida di quello che accadrà in futuro e di ciò che dobbiamo fare. Chiudo, salutando il prof. Jan Rabaey, personalità scientifica eccezionale che ci onora con la sua presenza e che ringraziamo moltissimo per essere qui. Auguro a tutti la migliore fortuna per le vostre ricerche e per le vostre vite”.

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