Italia, un paese sempre più povero

I dati che ci vengono proposti da autorevoli osservatori sulla condizione del paese Italia non possono non preoccuparci.

Tutti gli indicatori (economici, sociali, ambientali ed etici), evidenziano un paese in affanno. Il Mezzogiorno paga, in quella che non appare più come una congiuntura, il prezzo più alto. Devono farci riflette due indicatori che ci coinvolgono direttamente nella responsabilità di amministratori locali.

Il primo, la povertà, rappresentata dal numero sempre crescente di famiglie sotto la cosiddetta “soglia di povertà” che si somma alle tantissime famiglie che pur potendo contare su un reddito sono costrette a ridurre i consumi rinunciando anche ai bisogni primari quali assistenza sanitaria e formazione.

Il secondo, il lavoro, ovvero la strutturale assenza di nuovi e significativi investimenti insieme all’assenza di una strategia di lungo respiro di politiche industriali.

Drammatico appare il dato della disoccupazione giovanile, con un giovane su tre che non ha un’occupazione, e quelli ‘fortunati’ spesso hanno un lavoro precario.

Le amministrazioni locali, i comuni in particolare, possono solo in parte intervenire direttamente su queste criticità. Possono invece essere luogo di buone pratiche e di buona amministrazione. Possono rendere fluida l’azione amministrativa attraverso una lettura chiara, esplicita e comprensibile degli atti che si assumono e procedendo con il coinvolgimento sempre più ampio di tutti i soggetti sociali ed economici. Possono finalizzare gli interventi  in modo che questi rispondano al criterio della qualità e della efficacia. Possono fare in modo che rispondano innanzitutto ai bisogni dei giovani, delle donne, delle famiglie meno tutelate. Possono contribuire a disegnare una città più sostenibile, più vivibile, più inclusiva e solidale.

Questi primi mesi di amministrazione comunale sono stati sostanzialmente caratterizzati da una attenzione alle emergenze. Un’attività che potremmo considerare chiusa con l’approvazione in Consiglio dell’assestamento di bilancio. Avevamo già allora, oggi ancora di più, chiari quelli che sono gli impegni per la Giunta, la maggioranza ed il Consiglio. Tutti straordinariamente importanti non tanto per le risorse economiche che possono muovere, quanto per le progettualità che l’insieme degli interventi  possono determinare sulla città e come gli stessi possono ridisegnare in modo positivo l’intero contesto.

C’è un legame strettissimo tra il bilancio di previsione per il 2011, il regolamento urbanistico, il piano strutturale, il piano strategico, i pisus ed il piano casa e con tutti quegli indirizzi e quelle scelte  che devono essere assunti per la gestione dei servizi e del patrimonio pubblico.

C’è quindi la necessità di affrontare, mentre si continua a governare e gestire l’emergenza e l’ordinarietà, l’insieme degli strumenti di programmazione con la consapevolezza del valore che si deve attribuire a queste azioni.

Il tempo non è una variabile indipendente e non è perso se dedicato ad approfondire, condividere e socializzare. Il metodo che si adotta permette di evitare le approssimazioni.

Abbiamo definito un calendario per i consigli comunali ed abbiamo impostato un percorso che prova a dare dignità e valore alle commissioni, ai consiglieri, al consiglio ed al metodo della partecipazione democratica alle scelte. Soprattutto in questa fase per i temi che sono in agenda si potrà misurare la capacità dell’amministrazione. Noi tutti saremo in grado di misurare allo stesso tempo la qualità delle scelte e quella del rapporto tra amministrazione e cittadini.

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