La Basilicata avrebbe tutte le carte in regola per “farcela da sola”, ma non deve sacrificare le sue risorse uniche – petrolio ed acqua – sull’altare dell’interesse di spinte indipendentistiche provenienti dal nord

Contributo del consigliere Acito a margine del dibattito sull’autonomia regionale:

Nell’odierno Consiglio Regionale si è dibattuto sul tema delle autonomie locali. Tema più volte proposto, a vario titolo, e spesso indicato alle regioni del Sud Italia come una sfida da accettare per sottrarsi al clichè che le vorrebbe zavorre del produttivo Nord, inefficienti, anche nella gestione della cosa pubblica.

Questa impostazione, però, non considera dei fattori utili a riposizionare nella luce corretta il tema delle autonomie, chedovrebbe considerare come già la nostra Costituzione, al Art, 119, co. 3-4, avesse ravvisato la necessità di un “fondoperequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante”. Perché non si parla di“maggior peso fiscale” per le regioni del nord, dato che le tasse si pagano in base al reddito, e a prescindere dal territorio di residenza. E’ vero, invece, che ci siano regioni con una maggiore concentrazione di reddito, perché contano un numero maggiore di abitanti. Se invece di guardare al peso fiscale, spostassimo l’attenzione alla media dei salari, vedremmo come questo, in Lombardia, sia di 35.000 euro pro capite, a fronte di 18.000 euro in Campania.

La nostra regione, la Basilicata, vive poi solo all’apparenza, in uno presunto “stato di grazia, che le deriverebbe da Petrolio edacqua.

Secondo dati ufficiali (Fonte Sole24Ore) le royalties versate alla Regione Basilicata nel 2018 sono state di 68,3 milioni di euro, contro i 41,8 milioni del 2017. Ma è nel 2019 che arriveranno a 144 milioni, fino alla cifra record di 242 milioni nel 2020 con il rafforzamento delle quotazioni del greggio tra 85 e 88 dollari al barile, di cui il 55% alla Regione Basilicata, il 15% ai comuni interessati ed il 30% allo Stato centrale

Ma nel caso di autonomia regionale, dovendo rispondere al mancato trasferimento di risorse statali, la Basilicata sarebbe condannata alla desertificazione per sfruttamento per l’intensificazione dell’attività estrattiva. Per fare un esempio pratico: se le royalties del petrolio versate allo Stato fossero trasferite alla regione Basilicata, e sarebbe necessario far promulgare un’apposita legge nazionale ad oggi non esistente, si potrebbe coprire al massimo il 20%  delle risorse che oggi lo Stato trasferisce alla nostra Regione, e che sarebbero invece eliminate a fronte dell’adozione del federalismo fiscale.

L’autonomia differenziata non è, pertanto, un affare per la Basilicata, almeno con gli attuali presupposti; non faremmo gli interessi dei nostri corregionali se ci facessimo prendere dal sacro fuoco della sfida, una sfida persa in partenza, che potrebbe ulteriormente precipitare la già difficile situazione meridionale e lucana, in particolare. E noi invece vorremmo realizzare un tessuto socio-economico che porti nuova ricchezza nella nostra Regione, e stabilizzi il flusso della “fuga dei cervelli”, di cui non vogliamo renderci complici.

Abbiamo però l’obbligo di predisporre una proposta politica.

Non possiamo essere perennemente “con il cappello in mano” a chiedere che vengano compensati gli errori del passato, ma neanche possiamo avere l’irrazionale presunzione che il rilancio del Mezzogiorno possa innescarsi con l’attuale gettito fiscale regionalizzato, senza la perequazione delle risorse dello Stato;

Lo sviluppo di un territorio è strettamente connesso con e risorse umane in grado di raccogliere la sfida;

Diamo quindi un ruolo al Mezzogiorno, facciamo in modo che il dibattito sull’autonomia fiscale diventi una spinta per creare una funzione strategica di sviluppo industriale concentrato al Sud. Creiamo quindi le condizioni affinché la prossima classe dirigente sia composta dalle menti rimaste sul territorio e non costrette ad emigrare.

Diamo al Sud, ed alla Basilicata in testa, la funzione di traino dell’industria delle nuove tecnologie, con risorse, nazionali e comunitarie, mirate che puntino ad attrarre investitori nazionali ed internazionali. Non possiamo rassegnarci ad “essere solo l’ospizio che raccoglie i pensionati italiani”.

Quando avremo posto le basi per il riconoscimento di questa funzione strategica, e l’attenzione dello Stato si sarà trasformata in una nuova stagione di sviluppo competitivo per il Mezzogiorno, quando I risultati saranno già evidenti, allora e solo allora saranno maturi i tempi per una autonomia differenziata e avremo garantito pari opportunità a tutto il territorio nazionale, anche se con 160 anni di ritardo.

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