La Marina cambia la sua presenza in città, ma non lo sa nessuno!

Maribase, ma non solo, pare essere alla vigilia di una strisciante ma profonda ristrutturazione. Rimbalzano, insistenti, voci di frammentazioni di attività che metterebbero in pericolo l’assolvimento dei servizi prestati, o la divisione tra buoni e cattivi.

È grave che i lavoratori, le oo.ss. o la stessa città non siano coinvolti in questo processo che può mutare, in peggio, fondamentali assetti economici e sociali.

Eppure Maribase Taranto, costituito nel 2003 con circa 800 dipendenti rappresenta un esperimento unico e straordinario nella pubblica amministrazione: per la prima volta, infatti, la M.M. affidava ad un Comando, oltre l’assistenza alle navi in entrata e in uscita dal Mar Grande, anche il compito di assicurare i servizi per tutti gli altri enti della giurisdizione (assistenza in mare, vigilanza, mezzi terrestri, rete elettrica, manutenzione alloggi e infrastrutture, tipografia , mensa, ecc.) con risorse esclusivamente interne.

Si accorpavano così funzioni prima frammentate, non esercitate o esercitate male, che altrimenti sarebbero state esternalizzate, realizzando un contenimento considerevole dei costi anche grazie alle continue riconversioni professionali di dipendenti che si rimettevano in gioco dimostrando una flessibilità altrove sconosciuta.

Un esperimento dunque lungimirante, che anticipava le esigenze che solo ora la collettività richiede al pubblico impiego, esperimento peraltro non sufficientemente valorizzato ed anzi osteggiato da alcune articolazioni delle gerarchie militari, talvolta offuscate da malcelate gelosie, carrierismi personali o nostalgie di chi preferiva ( e preferisce) coltivare rapporti con le ditte private

È dunque comprensibile il disappunto di coloro che ora si rivolgono al Ministro della Difesa alle oo.ss. e alle istituzioni locali. E’ comprensibile l’imbarazzo nel sentire, esclusivamente come voci di corridoio, le proposte più fantasiose, come la dislocazione di tutto il personale in strutture come Maricentro destinate ad alloggi che solo per la loro trasformazione in uffici richiederebbe più soldi che per ricostruirli, o udire le ipotesi di nuove frammentazioni di attività e di servizi che appaiono oggi anacronistiche, antieconomiche e che segnerebbero negativamente il destino di coloro destinati a confluire in una sorta di “bad company”, a cui verrebbero affidate strutture e mezzi fatiscenti.

Nella consapevolezza poi che ogni territorio rivendica la propria unicità, non si può comunque sottacere che l’ attuale condizione del territorio ionico, la cui economia è retta prevalentemente dall’ILVA e dalla Marina Militare- presente con i suoi estesi insediamenti per ogni dove – ha carattere straordinario.

E se alle tensioni sociali che sta vivendo la città si aggiunge la disinvoltura della M.M. nel definire nuovi assetti organici (penalizzanti rispetto ad altri territori), organizzativi ed economici (addirittura lo spostamento del reclutamento dei volontari da Taranto ad Ancona) senza coinvolgere i lavoratori, allora la riposta di questi ultimi non potrà che essere irrituale rischiando, insieme ai cittadini, di assumere le fattezze di vera e propria rivolta sociale.

I sottoscritti richiedono, dunque che i problemi, così come sopra illustrati, siano immediatamente affrontati con la partecipazione corale dei protagonisti, ivi compresi quelli istituzionali, sindacali e militari. Prima che sia troppo tardi.

Massimo Ferri – RSU Maribase Taranto

 

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