La questione del gasdotto Tap divide il consiglio provinciale di Lecce

gasdottoLa discussione di oggi in Consiglio provinciale del progetto per la realizzazione del gasdotto ‘Trans Adriatic Pipeline’ (il primo punto dell’ordine del giorno), ha diviso l’assise: da un lato chi si considera interventista sulle conseguenze dell’approdo del gasdotto sulle coste salentine, e dall’altro chi accusa l’amministrazione di negligenza al problema. La delibera da approvare doveva essere una presa d’atto delle osservazioni presentate nel tempo dai vari comitati spontanei sorti a tutela ambientale e paesaggistica per quel tratto di costa, situato in zona San Foca località Melendugno. Il gasdotto, un tubo lungo centinaia di chilometri, proveniente dall’Azerbaijan, avrebbe attraversato Grecia, Albania, mar Adriatico, fino a giungere nelle coste salentine, trasportando gas allo stato liquido che, una volta approdato in Italia, deve essere trasformato in gassoso attraverso un impianto di pressurizzazione che coprirà una superficie di 12mila metri nei pressi di Mesagne.

In soldoni, si tratta di un ‘ecomostro’ di cui non si conosce l’entità, la portata e le ricadute sull’inquinamento che porterà all’intero territorio salentino, già martoriato da diversi impianti industriali con conseguenze gravi sulla salute pubblica. Per il centrodestra ha parlato il capogruppo Biagio Ciardo, e tutti gli esponenti ‘pidiellini’ hanno inteso votare una delibera che rifiuta l’approdo in territorio di Melendugno, ma senza motivazioni oggettive, salvo la mancata comparazione tra il sito scelto e quelli scartati a sud di Brindisi, nei pressi della centrale a carbone di Cerano, dove la costruzione del gasdotto è impossibile a causa dell’esistenza delle praterie di poseidonia, che non potevano essere devastate dal passaggio del tubo.

Di diverso avviso il consigliere di opposizione e capogruppo del partito ‘Patto per il Salento’, Mario Pendinelli, che si è scagliato contro l’amministrazione guidata da Gabellone, e che per il centrodestra è stata dal primo momento sensibile al problema. “La documentazione per la realizzazione del gasdotto – ha detto Pendinelli in Consiglio – è stata presa in considerazione dall’amministrazione solo a giugno del 2013, ma se ne conoscevano le dinamiche già a marzo del 2011. Ci sono responsabilità oggettive che potrebbero essere anche di ordine politico, se si considera che il responsabile delle relazioni esterne di Tap era un componente della segreteria tecnica di Fitto quando questi ricopriva la carica di ministro”

L’emendamento presentato da Pendinelli sulla delibera passata con i voti favorevoli di tutta l’assise tranne il gruppo Pd, chiedeva espressamente un giudizio conclusivo in merito. Durante la discussione non è mancata qualche voce di dissenso che assisteva all’assise, più volte ammonita dal presidente del Consiglio e per la quale sono intervenuti in forma di tutela pubblica, gli agenti della polizia provinciale.

 

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